Riconoscere i segnali dell'altro sembra una cosa semplice. Invece, è proprio quello che spesso viene a mancare nelle giornate piene. Le relazioni si costruiscono in frammenti minuscoli che passano davanti agli occhi senza far rumore. I Gottman li chiamano "bids for connection", piccole richieste di attenzione che arrivano sotto forma di un commento distratto, di un sospiro o di uno sguardo che cerca un appiglio. A volte è il partner che si avvicina raccontando qualcosa, altre volte basta un "guarda qui" mentre scrolla il telefono sul divano. Niente di eclatante, proprio per questo sono momenti facili da perdere. Però sono questi a fare la differenza tra sentirsi vicini e sentirsi soli anche in due.
Nelle coppie che funzionano, questi segnali diventano inviti a fermarsi un attimo. Un "dimmi", uno sguardo che si solleva, una curiosità sincera. Non c'è bisogno di chissà quale risposta: basta la presenza. Per esempio, sei preso nei tuoi pensieri e il partner dice "che giornata". Puoi ignorarlo, rispondere in modo brusco o concederti due secondi per chiedere "che è successo?". Quelle due parole aprono uno spazio. Sono il segnale che il legame vale più dell'automatismo.
Quando le coppie arrivano a dire "non ci parliamo più", di solito si riferiscono all'assenza di questi piccoli scambi che prima riempivano la giornata. La buona notizia è che l'effetto inverso funziona allo stesso modo: pochi minuti di attenzione distribuiti nel corso della giornata fanno tornare quella sensazione di essere una squadra.
Allenare questa attenzione vuol dire, per esempio, accorgersi dei dettagli come una voce che cambia tono, un gesto ripetuto, uno sguardo che cerca compagnia. La ricompensa è immediata: il clima si fa più leggero, ci sono meno fraintendimenti e quella sensazione di vicinanza torna a farsi sentire.