Pensiamo a un esempio semplice come un imballaggio scelto di fretta. Sembra una piccola decisione, una di quelle che risolvi al volo con quello che hai a portata di mano. Ma se quello stesso pacco è più grande del necessario, il costo di spedizione cresce. Se è troppo fragile, aumentano i resi. Molte aziende ignorano questi effetti finché non vedono i margini ridursi, spesso senza capire da dove arrivi la perdita.
Anche la gestione quotidiana del magazzino è importante. Una distanza sbagliata tra scaffali, un ordine di picking non ottimizzato o un flusso di lavoro costruito "per abitudine" rallentano il processo. L'operatore percorre più metri, il tempo medio per ordine aumenta, le scorte si accumulano dove non servono. È un insieme di micro-squilibri che, sommati, crea colli di bottiglia difficili da notare ma semplici da misurare quando si guarda il bilancio.
A questo si aggiungono i costi di spedizione. Molti business perdono dal due al cinque per cento del fatturato solo in tariffe non ottimizzate. E questo accade perché i dati non vengono analizzati e i contratti non vengono rivisti.
Un primo passo per risolvere questi problemi è guardare al proprio magazzino come si fa con un cliente importante. Ogni passaggio dovrebbe rispondere a una domanda semplice: "Questo genera valore o genera una perdita?". Basta analizzare una settimana di attività per scoprire punti deboli come ordini che richiedono tempi doppi, scaffali pieni di merce che non ruota, decisioni prese sull'intuizione anziché sui dati.