Oggi sulla Terra siamo oltre otto miliardi di persone. Per arrivare al primo miliardo ci sono voluti cinquantamila anni. L'ultimo invece lo abbiamo raggiunto in poco più di dieci. Nel frattempo abbiamo fatto un po' quello che ci pareva, abbiamo costruito quarantottomila grandi dighe, deviato i fiumi dove ci faceva comodo, abbattuto intere foreste e cambiato la composizione dell'aria fino al punto di alterare il clima. Niente di simile era mai successo nella storia del pianeta per opera di una singola specie. Per dare un nome a questa fase, gli scienziati parlano di Antropocene, l'era dell'uomo.
A diffondere il termine è stato il chimico olandese Paul Crutzen, partendo da questa idea. Per quasi tutta la storia geologica della Terra, a cambiare il pianeta sono stati gli eventi naturali, i vulcani, gli asteroidi, le ere glaciali, e lo spostamento dei continenti. Adesso quel posto lo abbiamo preso noi. L'epoca precedente, l'Olocene, era iniziata circa undicimila anni fa e ci aveva consegnato un clima abbastanza stabile da permettere all'agricoltura e alle civiltà di nascere e svilupparsi. Quell'equilibrio si è incrinato dopo la Seconda Guerra Mondiale. L’autrice chiama questo periodo Great Acceleration, la grande accelerazione, perché in settant'anni popolazione, consumi, energia ed emissioni sono cresciute più che in tutti i millenni precedenti.
La differenza tra noi e qualsiasi altra specie del passato, però, è che di questo cambiamento ce ne stiamo accorgendo. Sappiamo quanto si stanno scaldando atmosfera e oceani, e quante specie stiamo perdendo. Ma soprattutto, oggi abbiamo informazioni e strumenti per provare a invertire la rotta. E questo è proprio quello che Gaia Vince è andata a cercare quando ha lasciato la redazione di Londra per attraversare in due anni e mezzo oltre quaranta paesi e raccontare chi sta vivendo in prima persona le conseguenze dell’Antropocene perché le risposte più concrete nascono quando hai poco da perdere e devi agire subito.