Dall'inizio dell'età industriale, intere generazioni hanno creduto in quella che Fromm chiama la grande promessa del progresso illimitato. Macchine, energia nucleare e computer avrebbero garantito il dominio sulla natura, e da qui sarebbero arrivate l'abbondanza materiale, la felicità per il maggior numero di persone e una libertà personale finalmente senza catene.
Negli anni '70 del Novecento il bilancio si è rivelato molto diverso dal previsto. Soddisfare ogni desiderio non ha prodotto benessere, e il sogno di essere padroni della propria vita si è infranto contro la scoperta di essere ingranaggi di una macchina burocratica. Il divario tra paesi ricchi e poveri è cresciuto, e la tecnologia ha portato con sé il rischio ecologico e quello nucleare. Già nel 1952, ritirando a Oslo il Premio Nobel per la pace, Albert Schweitzer aveva avvertito che l'uomo era diventato un superuomo senza una ragione all'altezza del proprio potere.
Secondo Fromm, la promessa è fallita perché poggiava su due convinzioni sbagliate. La prima è che per essere felici basti soddisfare ogni desiderio, appena lo si prova. Per secoli era stato il privilegio di pochi ricchi, e nel Novecento diventa uno stile di vita alla portata di più di metà della popolazione. La seconda convinzione è che, se ognuno pensa al proprio interesse e cerca di avere sempre di più, alla fine ci guadagnano tutti. Questa idea prende piede nel Settecento, quando l'economia smette di rispondere all'etica. Da quel momento le scelte economiche si misurano su quanto fanno crescere il sistema, e il bene delle persone passa in secondo piano.
Nei primi anni '70 il Club di Roma, un'associazione internazionale di scienziati, economisti e industriali, aveva commissionato due grandi studi sul futuro del pianeta. Entrambi erano giunti alla conclusione che, per evitare una catastrofe mondiale, servivano cambiamenti drastici nel modo di produrre e di consumare. E questi cambiamenti, precisavano, sarebbero stati possibili solo se le persone avessero adottato nuovi valori e un rapporto diverso con la natura. Per Fromm è la conferma che cambiare il carattere delle persone è diventato una necessità.