La maggior parte delle persone ha un'immagine abbastanza chiara di sé. Sa dire in cosa è brava, che tipo di leader pensa di essere, quali valori ritiene di incarnare. Il problema nasce quando questa narrazione interna non viene mai confrontata con i comportamenti reali. È lì che si crea una distanza invisibile, capace di incidere su risultati, relazioni e decisioni quotidiane.
Questa distanza cresce con il ruolo. Più responsabilità si hanno, meno feedback sinceri si ricevono. Non perché gli altri non vedano le incoerenze, ma perché spesso non hanno interesse, tempo o sicurezza nel farlo notare. Così si finisce per fidarsi sempre di più della propria versione dei fatti. Chi si considera un leader aperto interpreta ogni silenzio come consenso. Chi si ritiene una persona razionale giustifica le proprie reazioni emotive come scelte ponderate.
A rendere tutto più complicato c'è il fatto che il nostro cervello è costruito per proteggerci da questa consapevolezza. Tendiamo a ricordare i comportamenti che confermano l'idea positiva che abbiamo di noi e a minimizzare quelli che la mettono in discussione. Se una riunione va bene, è merito della nostra leadership. Se va male, è colpa della poca preparazione degli altri.
Ridurre la distanza tra chi si pensa di essere e come ci si comporta davvero significa iniziare a osservare con più attenzione cosa succede tra l'intenzione e l'effetto. Un buon punto di partenza è chiedersi, dopo decisioni o interazioni importanti, che tipo di impatto concreto hanno avuto, indipendentemente da come erano state pensate. Questo esercizio serve per capire se quello che si crede di trasmettere arriva davvero come si pensa.
Quando si inizia a colmare questo divario molte cose cambiano. Per esempio, diminuiscono le sorprese, perché si smette di interpretare ogni segnale negativo come un'anomalia. Le relazioni diventano più semplici, perché si riducono le ambiguità. E poi migliora la qualità delle scelte, perché non si decide più solo in base a chi si pensa di essere, ma anche a come si funziona nella realtà.