Prova a immaginare il nulla. Non il buio, non una stanza vuota, non lo spazio senza oggetti dentro. Proprio il nulla, senza spazio, senza tempo, senza materia. Da questa condizione, circa 13,8 miliardi di anni fa, è cominciato tutto quello che esiste. In un istante, da un punto più piccolo di un atomo, si è liberata l'energia che oggi tiene insieme galassie e pianeti. Lo chiamiamo Big Bang, anche se non è stata un'esplosione nel senso in cui la intendiamo noi. Lo spazio si è creato in quel momento, e da allora continua a espandersi.
La parte più difficile da capire riguarda le dimensioni dell’universo. Bryson prova a renderle più comprensibili con un modello in scala. Riduci la Terra a un pisello e Giove finisce a più di 300 metri di distanza, mentre Plutone va a 2 chilometri e mezzo, grande come un batterio e quindi invisibile. Tra un corpo celeste e l'altro c'è quasi solo vuoto, e questa è la condizione normale del cosmo.
Che l'universo abbia avuto un inizio lo sappiamo grazie a due tecnici che cercavano tutt'altro. Nel 1965, ai laboratori Bell del New Jersey, Arno Penzias e Robert Wilson lavoravano con una grande antenna a corno e continuavano a captare un ronzio di fondo inspiegabile. Pensarono a un guasto, poi ai piccioni che nidificavano sull'antenna ma niente, quel ronzio restava. Si trattava della radiazione cosmica di fondo, il calore residuo del Big Bang, la prova che gli astronomi cercavano da anni.