Quando pensiamo a un conflitto, ci vengono subito in mente confini, eserciti, missili e droni. In realtà gran parte degli scontri di oggi passa da cose molto meno scenografiche come un bonifico che per qualche ragione non parte, una nave che non può salpare perché non viene assicurata, un’azienda che scopre di non poter comprare un componente chiave, o una banca che chiude le linee di credito da un giorno all’altro. Chokepoints parte proprio da qui: la globalizzazione ha costruito una rete fondata su regole, standard e accordi. Finché tutto fila liscio la chiamiamo efficienza ma quando la politica decide di intervenire, questi stessi ingranaggi diventano leve di potere.
La finanza è una di queste leve perché, grazie al sistema dei pagamenti internazionali e alle banche che lo fanno funzionare, sostiene la vita economica quotidiana di un Paese. Poi c’è l’energia. La compravendita di petrolio e gas non è solo fatta di contratti, banche che finanziano, compagnie che trasportano, assicurazioni che coprono i rischi, porti che autorizzano e intermediari che certificano. Se uno di questi pezzi salta, l’intera catena può andare in stallo. E non basta “trovare un altro fornitore” se il trasporto costa il doppio o se le banche non vogliono più toccare quel tipo di operazione.
La tecnologia funziona in maniera analoga, soprattutto quando un paese dipende da pochi componenti o strumenti come chip avanzati, software, macchinari, know-how, licenze. Qui la dinamica è meno intuitiva perché non si vede nella spesa quotidiana, ma è altrettanto decisiva nel tempo perché se non puoi comprare o produrre determinate tecnologie, la ricerca rallenta e con essa anche l’industria e la capacità militare.