Nell'antica Grecia Aristotele si chiedeva già perché le cose cadono. La sua risposta era che ogni oggetto tende a tornare al proprio luogo naturale. Era un'idea elegante ma sbagliata, e per quasi due millenni nessuno ne trovò una migliore. Le altre forze fondamentali, cioè l’elettromagnetismo e le due forze nucleari che agiscono dentro il nucleo degli atomi, sarebbero entrate nei manuali di fisica molto più tardi.
La svolta arrivò nel Seicento con Isaac Newton. Fu lui a capire che la forza che fa cadere una mela dal ramo è la stessa che tiene la Luna in orbita attorno alla Terra. Newton la descrisse con una legge universale, abbastanza precisa da calcolare le orbite dei pianeti e prevedere il ritorno delle comete. Sulla causa di quella forza, però, ammise di non avere risposte.
Nel 1915 Albert Einstein, con la relatività generale, propose una spiegazione del tutto diversa. Secondo Einstein la massa deforma lo spazio e il tempo intorno a sé, e gli oggetti si muovono seguendo quella deformazione. Prova a immaginare un telo elastico teso con una palla da bowling al centro. Il telo si incurva, e una biglia lanciata lì vicino scivola verso la palla seguendo la conca. La Terra gira intorno al Sole nello stesso modo.
Con questa teoria si potevano prevedere fenomeni che all’epoca sembravano fantascienza, come i buchi neri e le onde gravitazionali, captate per la prima volta solo un secolo più tardi. Resta però un problema aperto. Le altre tre forze fondamentali sono descritte dalle stesse regole, quelle della meccanica quantistica, che spiegano come funziona il mondo degli atomi. La gravità è l’unica che non ci rientra. Per questo la forza che conosciamo da più tempo resta la più difficile da spiegare.