La tossicità sul lavoro si mimetizza bene. Si confonde con la dedizione, si nasconde dietro la frenesia, si maschera da normalità. La tensione ogni lunedì mattina, il nodo allo stomaco appena si entra in ufficio, l'insonnia della domenica sera sono segnali che il corpo manda prima ancora che la mente li riconosca. Un ambiente tossico può anche funzionare senza un capo che urla. A volte la tossicità è diffusa, distribuita in piccoli segnali quotidiani come la mancanza di sorrisi, nessuno che fa domande per paura di sembrare incompetente, errori che vengono nascosti e zero feedback positivi.
La parte più insidiosa è l'abitudine perché permette alla tossicità di normalizzarsi, e di trasformarsi nel contesto abituale. Se si chiede a un gruppo di dipendenti quanti hanno lavorato in un ambiente tossico, quasi tutti alzano la mano. Se si chiede quanti se ne sono accorti mentre ci stavano dentro, le mani scendono. Quando tutti sembrano accettare certe dinamiche, si finisce per pensare che il problema sia personale. Forse sono troppo sensibile, forse non reggo la pressione, forse sto esagerando. Questo autoinganno è ancora più diffuso nelle organizzazioni con una missione. Quando si lavora per una causa che si sente propria, si tende a tollerare comportamenti che altrove sarebbero inaccettabili. Ci si convince che il sacrificio personale sia il prezzo da pagare per fare del bene. Ma anche nelle organizzazioni più nobili, la tossicità fa danni. E quei danni si accumulano: le persone iniziano a dubitare di sé stesse, a perdere fiducia nelle proprie capacità, a chiudersi.
Riconoscere i segnali richiede per prima cosa una buona dose di onestà con sé stessi. Come mi sento quando penso al mio lavoro? Ho paura di fare errori? Mi sento libero di dire quello che penso? Mi sento rispettato? Altri indicatori concreti di un ambiente tossico sono il turnover elevato, la mancanza di feedback costruttivo, il clima di sospetto o competizione interna, la sensazione diffusa che parlare apertamente sia rischioso. E per chi è a capo di un team, c'è una domanda ancora più scomoda: potrei essere parte del problema senza saperlo? La tossicità infatti può nascere da abitudini ereditate, da modelli appresi in passato. Quello che per una persona è normale, per un'altra potrebbe essere insostenibile. Prendere coscienza di questo è già un primo passo.