Esistono tante caratteristiche che vengono impiegate per descrivere l’essenza della natura umana. Da secoli ci interroghiamo sulla nostra capacità di produrre arte, di fare filosofia e di provare emozioni. Ecco, il libro Curious di Ian Leslie ci ricorda che forse può essere tutto ricondotto a una nostra peculiare specialità: quella di porci domande.
L’unicità di questa nostra capacità viene confermata da tempo in vari ambiti scientifici. Esperimenti con le scimmie hanno dimostrato come queste siano in grado, nei contesti giusti, di arrivare a comportarsi esattamente come farebbero gli esseri umani. Sono persino in grado di apprendere un linguaggio. Ma nessuna di loro si è mai domandata chi fosse. È come se l’uomo avesse una pulsione aggiuntiva e questo desiderio ci ha permesso di raggiungere grandi traguardi come specie.
Esistono diversi tipi di curiosità. Quando pensiamo alla curiosità, di solito pensiamo al cosiddetto “bisogno di cognizione”. Si tratta di quella tendenza a provare piacere nella ricerca e nell’affrontare grandi stimoli mentali. Esistono però altri tipi di curiosità, più basilari. Uno di questi è per esempio la curiosità diversiva, quella che ci spinge per noia a trovare qualcosa con cui distrarci. Ma la curiosità che rappresenta il nucleo tematico del libro viene chiamata epistemica. È quella che incanala la voglia di nuovo in ricerca, conoscenza e meraviglia. Ci riempie e ci stimola, ci spinge a porci domande, a conoscere persone e materie del sapere. Ci arricchisce. Ed è il tipo di curiosità che definisce maggiormente l’uomo moderno. Va inoltre di pari passo con una sua variante, incentrata quasi specificatamente sulla condizione umana stessa: la curiosità empatica, che ci invoglia a calarci nei panni del prossimo, dei suoi pensieri e delle sue emozioni, a capire il perché di certi comportamenti astenendoci dal giudizio critico.
Infine, il rapporto delle società contemporanee con la curiosità a tutto tondo è diventato complicato. Da un lato i media stimolano eccessivamente la nostra curiosità diversiva e molti sistemi scolastici ancora tardano a considerare la curiosità empatica, dall’altro romanticizziamo la curiosità nei bambini. Viviamo in un epoca in cui ci rendiamo conto dell’importanza del porsi domande, ma allo stesso tempo disinneschiamo il potenziale di farlo. Il motivo? La curiosità è un vantaggio evolutivo, di cui inconsciamente abbiamo bisogno. Eppure essendo di natura anarchica, che sfida la norma, rappresenta un pericolo per tutte le strutture di potere che non vogliono cedere il passo al nuovo.