Il protagonista del racconto è Casey McDaniel, fondatore e CEO di Yip Software. Casey era un grande giocatore di golf, finché un raro caso di Yips lo fermò. Per Yips si intende la perdita di capacità motorie negli atleti ed è una condizione fisica che si verifica improvvisamente, di solito su atleti maturi con molti anni di allenamento alle spalle e senza una spiegazione apparente. È una malattia scarsamente compresa e che non ha alcun trattamento o terapia nota. McDaniel comunque decise di reagire al meglio, e per rimanere nell’ambito del golf ripiegò sull’inventare un gioco di golf virtuale.
Il gioco si rivelò un successo enorme, così Casey fondò l’azienda Yip Software, che all’inizio della storia raccontata nel libro era arrivata a rilasciare otto giochi moderatamente popolari. Poi, però, con il passare del tempo l’azienda entra in una fase di declino, e il motivo principale è la scarsa produttività, proattività e capacità di problem solving. Il morale dei dipendenti è sempre basso e il protagonista, attraverso una serie di vicende molto tese e sentite, arriva a comprendere che uno dei problemi principali è la mancanza di connessione fra i lavoratori. Questa si potrebbe costruire e sviluppare molto nei meeting e nelle riunioni, ma in realtà sono proprio esse a far soffrire così tanto il morale dei dipendenti, perché sono incredibilmente noiose, vuote e mortifere. Sono le riunioni a essere il vero cancro diffuso nell’azienda. E quindi per salvarla dall’acquisizione o dalla bancarotta, è proprio in quella direzione che bisognerà lavorare.
Migliori riunioni vorrebbe dire maggior coesione, maggior entusiasmo e maggiore iniziativa. Così come maggior attenzione, maggior brainstorming e maggior produzione di idee. Le riunioni non devono essere un male necessario, se ben gestite possono trasformarsi in qualcosa di estremamente piacevole e produttivo, che fa da motore alla crescita dell’impresa. Secondo la maggior parte dei dipendenti, le riunioni sono spesso accusate di far perdere tempo, creare stress inutile e distogliere l’attenzione dal lavoro vero. I dipendenti di solito escono dalle riunioni sentendosi disimpegnati, sopraffatti o confusi, il che inevitabilmente erode sia la loro produttività che il loro morale.
Spesso manca uno scopo e una struttura chiara, o si cercano di affrontare questioni diverse nello stesso momento, ma così l’attenzione si frammenta e i risultati sono inefficaci. Quando le riunioni non riescono a fornire risultati concreti, i processi decisionali rallentano e possono formarsi imbuti informativi pericolosi. Questa mancanza di allineamento e comunicazione mina il lavoro di squadra e può far deragliare i progetti e le iniziative. Riunioni scadenti, insomma, possono produrre conseguenze negative profonde. Il messaggio principale del libro, quindi, non è quello di eliminare le riunioni, ma di reinventarle. Perché avendo un grande impatto sull’organizzazione, lo possono avere anche in senso positivo se ben gestite.