Quei risultati di Google pertinenti al primo colpo, quel feed di Facebook in ordine cronologico, quei prezzi onesti su Amazon con spedizioni in tempi ragionevoli non erano un caso. Quelle piattaforme erano costruite per funzionare bene, e dietro c'era una ragione concreta: avevano bisogno di te.
Le piattaforme nascono come intermediari, collegano persone ad altre persone, o consumatori ad aziende. Nella fase iniziale, l'unica cosa che conta è attrarre più utenti possibile. Per farlo bruciano i soldi degli investitori e offrono un servizio che vale la pena usare perché senza utenti non hanno nulla da vendere a nessun altro.
Amazon è l'esempio più chiaro. Ha venduto prodotti sottocosto per anni, ha sussidiato le spedizioni con Prime, ha abbassato ogni barriera all'acquisto finché cercare su Amazon non è diventato un gesto automatico. Una volta instaurata questa abitudine, il gioco è fatto. Più il servizio era utile all'inizio, più profonda diventa la dipendenza.
E questa dipendenza era il vero obiettivo. Quello che oggi ci sembra un periodo idilliaco di internet è stato in realtà la fase di conquista, quella in cui la piattaforma lavorava per te perché ne aveva bisogno. Oggi, che restare ti costa più che andartene, la piattaforma può permettersi di peggiorare le cose senza perderti. Ed è esattamente quello che sta succedendo.