Fino a pochi anni fa, quando si parlava di automazione, si pensava subito alle catene di montaggio, ai robot nelle fabbriche, alle casse automatiche del supermercato. Il lavoro intellettuale sembrava al sicuro. Chi ragionava, analizzava, creava si sentiva protetto dalla propria capacità di pensiero. Oggi quel confine è saltato. Le macchine scrivono testi, generano immagini, analizzano bilanci, dialogano con i clienti, e lo fanno a una velocità e a un costo che nessun professionista può eguagliare.
Seth, che con Incedo aiuta da anni le grandi aziende a integrare l'intelligenza artificiale nei propri processi, parte dalla constatazione che, per la prima volta nella storia dell’umanità, le macchine imitano l'essere umano in competenze che consideravamo nostre per natura, dal ragionamento logico alla comprensione delle emozioni. Di fronte a questo scenario la reazione più comune è la paura. Paura di perdere il lavoro, di non essere abbastanza aggiornati, di non riuscire a stare al passo.
C'è però un altro modo di guardare le cose. Le macchine sono eccellenti nell'eseguire compiti specifici, mentre faticano ancora a dare un senso alle cose, a collegare esperienze lontane tra loro, a decidere in situazioni ambigue, a ispirare altre persone. Sono queste le qualità su cui vale la pena investire.