Nel nostro quotidiano il concetto di “normalità” è così radicato che raramente ci fermiamo a mettere in discussione ciò che consideriamo ovvio. L'idea che lo stress, il lavoro incessante e il ritmo frenetico siano semplicemente parte della vita è talmente comune da sembrare inevitabile. Ci svegliamo con l’ansia, rispondiamo alle email fino a tardi, ignoriamo il nostro corpo che chiede riposo e consideriamo questa condizione come segno di efficienza. Gábor Maté, però, ci spinge a riflettere: è davvero questa la normalità a cui dobbiamo aderire? O forse è proprio la nostra cultura, che ha perso il senso dell’equilibrio, a generare questo malessere?
Maté ci invita a vedere la malattia come un messaggio che il nostro corpo ci manda quando ignoriamo noi stessi. Questo approccio cambia radicalmente il modo di pensare alla salute, passando dalla visione meccanica (il corpo come macchina da aggiustare) a una visione dinamica e integrata, dove corpo, emozioni e ambiente sono in costante comunicazione.
La storia di Mee Ok, una donna colpita da una grave malattia autoimmune, mostra bene questo passaggio. Il suo corpo "gridava" quello che la mente aveva taciuto per anni: abusi, adattamenti forzati, ricerca continua di approvazione. La guarigione è iniziata quando ha smesso di vivere per gli altri e ha iniziato a riconoscersi.
Pensare che l'ambiente culturale possa essere tossico può sembrare eccessivo, eppure basta osservare il lavoro, la scuola o la famiglia per notarlo. Il valore delle persone viene misurato in termini di produttività e controllo. Emozioni come rabbia, tristezza o fatica vengono ridotte a segni di debolezza. In molti casi si impara presto a reprimere i propri bisogni per sentirsi approvati. Ma ogni emozione trattenuta lascia un segno nel corpo.
Quando una società privilegia l'efficienza e trascura la connessione, anche le relazioni perdono autenticità. Si è presenti senza esserlo davvero. Ci si parla senza ascoltarsi. Questa distanza invisibile genera tensione, altera il respiro, consuma energia. Vivere costantemente in allerta erode la vitalità e indebolisce gli equilibri fisiologici.