Quando leggiamo le notizie sull’Iran, tendiamo a interpretarne le mosse come reazioni improvvise. Questa però è una lettura fuorviante. L’Iran, infatti, non agisce d’istinto. Nel tempo ha costruito una strategia coerente, in cui ogni decisione si inserisce in una visione più ampia. Per comprenderla bisogna superare l’idea che l’Iran sia un attore caotico, guidato solo dall’ideologia o dall’ostilità verso l’Occidente. Le scelte di Teheran rispondono soprattutto a logiche di sicurezza, sopravvivenza e proiezione di influenza nel lungo periodo.
Il concetto di “resistenza” è centrale. Resistere significa evitare ingerenze esterne, preservare il controllo interno e costruire strumenti di deterrenza credibili. In questo quadro diplomazia, alleanze regionali e guerra per procura fanno parte dello stesso disegno che vuole garantire la continuità dello Stato in un ambiente percepito come ostile.
Un esempio emblematico è la risposta iraniana al ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare nel 2018. Invece di reagire in modo impulsivo, Teheran ha scelto un’escalation graduale e calibrata. Ha rilanciato il programma nucleare a piccoli passi, mantenendo aperti margini negoziali. Allo stesso tempo, ha rafforzato i rapporti con Russia e Cina, senza chiudere del tutto il canale europeo. Una strategia multilivello, pensata per guadagnare tempo, diversificare le opzioni e massimizzare il vantaggio futuro.
La stessa logica guida la gestione delle milizie alleate nella regione che vanno a formare una cintura di sicurezza attorno ai propri confini. Dal Libano all’Iraq, dalla Siria allo Yemen, queste relazioni servono a moltiplicare l’influenza iraniana e a ridurre il rischio di un confronto diretto.
Questa visione affonda le radici in una storia segnata da invasioni, colpi di Stato e isolamento internazionale. L’Iran ha imparato che la sopravvivenza dipende dalla capacità di pianificare nel lungo periodo. In un Medio Oriente caratterizzato da alleanze fragili e cambiamenti rapidi, la sua continuità strategica è una delle poche costanti. La forza dell’Iran risiede proprio nella sua capacità di adattarsi e trasformare le crisi in occasioni di consolidamento. Capire questo meccanismo è essenziale per evitare letture superficiali. Quando uno Stato agisce con una coerenza simile, la domanda giusta non è cosa farà domani, ma quale futuro sta cercando di costruire.