Stipendio dignitoso, curriculum rispettabile, qualche riconoscimento. Sulla carta tutto funziona, ma dentro qualcosa non torna. Questo disagio ha una causa precisa: si stanno investendo energie nel "cosa" senza aver mai chiarito il "chi". Il "cosa" è misurabile e visibile. Per esempio, può essere un titolo, una posizione, lo stipendio. Il "chi", invece, è diverso. È la persona che sei quando nessuno ti guarda. Sono i principi e i valori che orientano le tue scelte quando la vita si complica.
Il problema nasce quando si passano anni a costruire il "cosa" senza aver mai definito il "chi". Un esempio è quello di Dan Hurley, allenatore di basket dell'Università del Connecticut, fresco vincitore di due titoli NCAA consecutivi. Nel 2024 i Los Angeles Lakers gli hanno offerto un contratto da settanta milioni di dollari per guidare la squadra. Un'offerta che in pochi avrebbero rifiutato. Hurley invece si è fermato e si è chiesto: come definisco il successo? Per lui significava avere un impatto sui giovani atleti, costruire un programma sportivo, avere un legame con la comunità universitaria. Per questo ha rifiutato l'offerta dei Lakers e ha firmato un rinnovo con UConn.
Per iniziare a definire il proprio "chi", Hayes propone questo esercizio. Immagina di essere in ascensore e di avere trenta secondi prima che si aprano le porte. Qualcuno ti chiede: chi vuoi essere? Non pensare al ruolo o al settore, concentrati sul tipo di persona che vuoi diventare. Non ti preoccupare se la risposta non arriva subito, è normale. Ma farti quella domanda ti permette di iniziare a pensarci. Quando il "chi" inizia a prendere forma, le decisioni si semplificano perché vengono prese solo in base a quanto quella scelta ti avvicina o ti allontana dalla persona che vuoi essere.