Quando si sente parlare di traffico sessuale o di sfruttamento, la domanda è quasi sempre la stessa: come si arriva a una situazione simile? La risposta è che quasi mai quel punto coincide con l'inizio della storia. Dietro ogni vittima c'è una vita fatta di esperienze che hanno insegnato a diffidare del proprio istinto e a considerare normale la violazione dei propri confini. Come ha detto Amy Wallace, la giornalista che ha lavorato con Virginia RobertsGiuffre al memoir, le vittime di traffico sessuale si costruiscono nel tempo.
Virginia è cresciuta in Florida, in una casa di provincia circondata dalla natura. Dall'esterno era una di quelle infanzie in cui i bambini sembrano protetti. Dentro quella casa, però, stava accadendo qualcosa che Virginia non avrebbe raccontato per molti anni. Nel memoir scrive che a sette anni suo padre ha cominciato ad abusare di lei, e che l'abuso è andato avanti a lungo, nonostante tutti i suoi tentativi di fuggire.
Un bambino che subisce violenza chiede aiuto nei modi che conosce, e Virginia lo ha fatto. Per esempio, ha smesso di volersi far abbracciare. Anche il suo corpo mostrava segnali che qualcuno avrebbe potuto leggere. Le infezioni erano ricorrenti e, durante una visita medica, un dottore ha notato che l'imene era rotto. La famiglia ha spiegato che la bambina montava a cavallo senza sella, e nessuno ha fatto ulteriori domande. A segnare il punto di non ritorno è stata la sera in cui sua madre è entrata nella stanza mentre l'abuso era in corso, ed è uscita richiudendo la porta senza dire una parola. Quando si cresce associando l'amore dei genitori alla violazione, la mappa interna che guida le scelte future si deforma. La persona impara a non fidarsi del proprio istinto e a considerare normale ciò che non lo è.
Virginia scappava da casa ogni volta che poteva, ma fuori ha trovato gli stessi pericoli che cercava di lasciarsi alle spalle. A tredici anni è stata violentata da due ragazzi più grandi. Quando i due sono stati fermati, la polizia ha stabilito che, avendo bevuto insieme a loro, lei aveva in qualche modo acconsentito al rapporto. E così nessuna accusa è stata mossa. Virginia, invece, è stata mandata in un campo di recupero per adolescenti considerati problematici, una struttura che anni dopo sarebbe stata chiusa proprio per gli abusi diffusi al suo interno. A quindici anni è scappata di nuovo, questa volta a Miami, dove è stata rapita e violentata per ore da un uomo che le aveva offerto un passaggio.
Quando Ghislaine Maxwell si è avvicinata a lei al Mar-a-Lago, Virginia aveva solo sedici anni e una lunga catena di tradimenti alle spalle. Il suo sistema di allarme interno aveva smesso di funzionare da tempo. Era stata addestrata, suo malgrado, a obbedire agli adulti e a considerare il proprio corpo come un oggetto di scambio. La sua vulnerabilità era già tutta lì, pronta a essere riconosciuta e usata.