Nel corso dell’esistenza, ognuno di noi si trova, prima o poi, a dover fare i conti con la perdita in tutte le sue forme. Può essere la fine di una relazione, la scomparsa di una persona cara, la perdita del lavoro, o la semplice consapevolezza della propria mortalità. Il dolore che ne deriva può essere così intenso da farci chiudere in noi stessi, con l’illusione di proteggerci dalla nostra vulnerabilità. Così facendo, però, in qualche modo smettiamo di vivere. Ed è per questo che Cheryl Strayed ci invita a fare esattamente l’opposto, e cioè ad aprirci al dolore, a condividerlo. Perché soltanto attraverso l’onesta accettazione di questo sentimento possiamo iniziare il nostro processo di guarigione.
Pensiamo alla storia di un padre distrutto dalla perdita del figlio, vittima innocente di un guidatore ubriaco. Questo padre si ritrova intrappolato in un labirinto fatto di rimpianti, di “se” e di “ma”. Andare avanti sembra impossibile ed è così che il dolore inizia a consumarlo giorno dopo giorno. Cosa si può fare per evitarlo? Cheryl Strayed lo sprona a trovare un modo per onorare la vita di quel figlio, senza però restare bloccato in un passato che non può più essere cambiato. Si tratta di un processo tanto doloroso quanto essenziale, che porta a trasformare il lutto in qualcosa con cui si può convivere. Perché la vita, nonostante tutto, va avanti.
Allo stesso modo, l'autrice racconta la storia di una donna che vive nel costante terrore di sviluppare un cancro, una malattia che ha colpito molti membri della sua famiglia. Questa paura la imprigiona, limitando di fatto la sua capacità di godere del presente. Per aiutarla, Strayed le dice una cosa tanto banale quanto illuminante. Nessuno di noi ha certezze sul futuro. È impossibile controllare ogni variabile della vita. Ma permettere alla paura del domani di dominare il presente significa smettere di vivere ancora prima che accada qualcosa, sprecando così l’unica cosa che abbiamo e che possiamo in qualche modo controllare, e cioè come trascorriamo il nostro presente. L'accettazione, in questo contesto, non è una resa passiva di fronte al destino. Al contrario, è un atto di coraggio e consapevolezza che ci porta a riconoscere la realtà per quella che è, senza permettere al dolore, all'ansia o alla paura di definire la nostra intera esistenza. Accettare la morte, la perdita e l’incertezza significa abbracciare la vita in tutta la sua intensità, dando valore a ogni singolo momento, sia esso di gioia o di dolore.
Queste storie ci insegnano che la vera forza non risiede nell'evitare il dolore, ma nel permetterci di sentirlo e di attraversarlo, senza però esserne sopraffatti.