Il cambiamento inizia con la consapevolezza che qualcosa è finito. Tuttavia, siamo spesso i primi a non volerlo vedere. Magari restiamo aggrappati a un lavoro che non ci appassiona più, a una relazione che zoppica da tempo, o continuiamo a inseguire un progetto che non sentiamo più nostro. Lo facciamo per abitudine, per paura, o perché ci hanno insegnato che "mollare è sbagliato". Però, finché non diamo un nome a quella fine, restiamo bloccati.
La difficoltà sta proprio nel fatto che le transizioni raramente si presentano come un taglio netto. Più spesso si insinuano in silenzio, quasi senza farsi notare. A volte sono sogni che si spengono piano piano. Altre volte sono occasioni che si allontanano senza fare rumore o ruoli che non ci rappresentano più come prima. Ed è proprio in questi momenti che serve il coraggio di riconoscere che qualcosa è finito. Dobbiamo smettere di raccontarci scuse e smettere di fare finta che questa crisi “passerà da sola”. Per andare avanti, è necessario dare un nome alla perdita, per quanto piccola o assurda possa sembrare agli occhi degli altri. Ogni volta che una fase si chiude, si apre un varco per il futuro. Ma se non lo vediamo, rischiamo di restare fermi, ripetendo gesti ormai svuotati di senso.
Facciamo un esempio concreto. Una persona può restare anni in un settore che conosce bene, dove ha costruito credibilità, ma sentirsi spenta. Sa che qualcosa è cambiato. Nonostante questo tiene duro, perché “non si molla un posto fisso”. Continua così, fino a quando non ha più voglia di alzarsi al mattino. Solo allora capisce che il cambiamento era già iniziato. Era già dentro di lei. Semplicemente, non l’aveva ancora accettato.
Accettare una fine non vuol dire arrendersi. È un modo per darsi il permesso di voltare pagina. Tendiamo a interpretare il dolore e la fatica come segnali di errore. Dovremmo vederli, invece, come sintomi di una trasformazione in corso. Ci dicono che qualcosa in noi sta cambiando, che una parte della nostra storia si è conclusa e che possiamo iniziare a scriverne un’altra. Non accadrà subito e non sarà un percorso perfetto, ma la strada nuova comincia proprio da qui, dal riconoscere la fine.