Quando c'è di mezzo un traguardo che conta, di solito ci si muove seguendo uno di questi tre modi. Il primo è puntare dove si ha già il vento a favore, cioè scegliere obiettivi in cui parti avvantaggiato. Quanto pesa un vantaggio di partenza si vede bene nella carriera scolastica. Negli Stati Uniti chi cresce in una famiglia con mezzi arriva alla laurea molto più spesso di chi cresce in una famiglia che fatica ad arrivare a fine mese, perché ha meno cose che possono andare storte lungo il percorso. Non salta una rata dell'università e non interrompe gli studi al primo imprevisto familiare. Meno ostacoli hai davanti, più alte sono le probabilità di arrivare in fondo. Il limite di questa strada, però, è che i traguardi dove parti avvantaggiato spesso sono anche quelli che ti interessano di meno.
Il secondo modo è l'opposto. Punti su qualcosa di difficile e speri che vada bene. È l'atteggiamento più diffuso. Nessuno sceglie di tirare a indovinare, semplicemente non si ferma a chiedersi quante probabilità ci sono. Si parte con entusiasmo, e l'entusiasmo regge… finché le cose vanno lisce.
Il terzo modo è giocare sulla quantità di tentativi. Kobe Bryant ha chiuso la carriera con circa 5.000 punti più di Shaquille O'Neal pur tirando con molta meno precisione, e la differenza sta nei quasi 7.000 tiri in più che ha fatto. Vale anche per le aziende. La marca di gelati americana Ben & Jerry's ha lanciato e ritirato centinaia di gusti tanto che sulla collina sopra la fabbrica c’è una sorta di cimitero con una trentina di lapidi dedicate proprio ai sapori che non ce l'hanno fatta. Il conto da pagare qui è chiaro: servono parecchi fallimenti, e parecchio tempo, prima di arrivare a un risultato.