Siamo a Kyoto, nel 1889. Fusajiro Yamauchi apre una piccola bottega che produce hanafuda, carte da gioco tradizionali giapponesi decorate con fiori e piante. Per secoli erano state vietate, perché si usavano soprattutto per le scommesse ed erano quindi legate alla criminalità organizzata. Alla fine dell'Ottocento il divieto si allenta e Yamauchi coglie l'occasione, avviando l'attività che col tempo diventerà Nintendo.
All'origine di Nintendo, quindi, c'è un passatempo antico, molto prima di qualsiasi tecnologia. Le carte rispondono allo stesso bisogno che ritroveremo nei videogiochi: inventare regole, sfidarsi, passare il tempo con gli altri. Quando, quasi un secolo dopo, l'azienda inizierà a produrre console, porterà con sé questa eredità e la convinzione che la tecnologia conti solo se serve a far divertire le persone.
Nel 1949 la guida di Nintendo passa a Hiroshi Yamauchi, che ha appena 22 anni. Con lui Nintendo smette di essere una bottega artigianale e diventa un'impresa moderna. Le carte fatte a mano lasciano il posto a quelle di plastica, arrivano i mazzi con i personaggi Disney e le confezioni pensate per le famiglie, e l'azienda comincia a produrre anche giochi da tavolo. Yamauchi prova qualunque strada sembri promettente, senza paura di sbagliare. Questa abitudine all'esperimento diventa uno dei tratti distintivi di Nintendo, ed è quella che decenni dopo la porterà ai videogiochi.