Per capire l'economia di oggi, Varoufakis parte da una domanda che sua figlia potrebbe fare a cena: perché alcune zone del mondo sono ricche e altre povere? La risposta ha a che fare con la terra e con quello che ci cresce sopra.
Quando gli esseri umani hanno iniziato a coltivare, è successa una cosa che ha cambiato le dinamiche di vita. Per la prima volta, infatti, si riusciva a produrre più cibo del necessario. Quel "di più" è il surplus, e da lì è partita una reazione a catena. Il surplus andava conservato, quindi servivano granai comuni. Per tenere traccia di chi avesse depositato cosa, è nata la scrittura. Per garantire che il sistema funzionasse, serviva un'autorità riconosciuta. Così sono nati debito, moneta e Stato, tutti insieme, uno legato all'altro. Il punto è semplice: l'economia nasce dove nasce il surplus, e il surplus porta con sé regole, gerarchie e squilibri.
La parola "credito" viene dal latino credere, cioè avere fiducia. Perché quei primi segni su una tavoletta – ovvero le ricevute del grano depositato – funzionassero come moneta, le persone dovevano fidarsi di chi li garantiva. Un re, un'istituzione, più tardi uno Stato. Fin dalle sue origini, la moneta è un atto di fiducia collettiva. Anche la disuguaglianza nasce così. Chi gestiva il surplus decideva come distribuirlo. Servivano burocrati, soldati, sacerdoti, e tutti dovevano essere mantenuti senza lavorare nei campi. Il potere di chi controllava la distribuzione cresceva insieme al surplus stesso.
Questa dinamica si è replicata nei secoli su scala sempre più grande. Le società con surplus più consistenti hanno sviluppato eserciti, tecnologie, armi. Quelle senza sono diventate vulnerabili. La disuguaglianza tra paesi ricchi e poveri ha radici antiche, legate alla geografia e alla possibilità di coltivare. E all'interno di ogni società, chi gestiva il surplus accumulava vantaggi che si trasmettevano di generazione in generazione. Capire questa origine aiuta a guardare la disuguaglianza di oggi non come un dato di fatto inevitabile, ma come il risultato di regole scritte nel tempo.