Ogni governo ha bisogno che qualcuno faccia certe cose. Costruire alloggi, assumere persone, produrre energia, mandare avanti la ricerca. Potrebbe farle in proprio, e a volte ci prova, ma il conto sale in fretta. Costa molto meno lasciare che siano imprese e investitori a muoversi. In cambio il governo sconta loro una parte delle imposte. Il meccanismo è elementare. Se un governo vuole che una certa attività sia fatta meno, la tassa di più. Se ne vuole di più, alleggerisce il carico a chi la porta avanti.
La legge fiscale di un Paese racconta le sue priorità meglio di qualunque discorso politico. In Australia, per esempio, una delle priorità è far crescere la popolazione, e questo si vede nelle norme fiscali che riguardano i figli. Basta guardare quali comportamenti vengono premiati per capire dove uno Stato vuole spingere la propria economia.
Da decenni la legislazione statunitense incentiva le trivellazioni di petrolio e gas, perché l'indipendenza energetica è insieme una questione economica e di sicurezza nazionale. Chi investiva 10.000 dollari in un progetto di trivellazione otteneva subito una deduzione di 8.000 dollari. Con la riforma fiscale del 2017 la deduzione immediata è salita all'intero importo investito. Il Congresso ha semplicemente alzato il prezzo che era disposto a pagare per ottenere quel comportamento.
Questa logica vale in quasi tutti i sistemi fiscali occidentali, con nomi, soglie e percentuali diverse. Chi ignora queste norme versa di più a parità di reddito. Chi le conosce si accorge che sono scritte anche per lui, e non soltanto per le grandi imprese.