Prima di parlare di algoritmi, social media o intelligenza artificiale, vale la pena chiarire la distinzione tra internet e World Wide Web. Internet è l'infrastruttura, fatta di cavi, server e protocolli di trasmissione, una rete che esiste dagli anni Sessanta. Il web, invece, è quello che ci si trova sopra, fatto di indirizzi, pagine e collegamenti che ti permettono di passare da un contenuto all'altro con un click. Il World Wide Web è arrivato nel 1989 e a inventarlo è stata una sola persona.
Tim Berners-Lee era un giovane ingegnere al CERN di Ginevra quando si accorse di un problema banale ma frustrante. I ricercatori del laboratorio lavoravano su computer diversi, con sistemi diversi, e per questo condividere informazioni era complicato. La sua soluzione fu elegante. Prendere i collegamenti ipertestuali, già teorizzati negli anni Sessanta da Ted Nelson, e applicarli a una rete globale. Da quell'intuizione nacquero HTML, HTTP e URL, le tre fondamenta su cui ancora oggi si regge il web.
Berners-Lee avrebbe potuto brevettare il web, fondare un'azienda e diventare uno degli uomini più ricchi del mondo. Ma non lo fece. Il 30 aprile 1993 il CERN rilasciò il codice nel pubblico dominio, gratuitamente e per sempre. Fu una scelta consapevole e, per quei tempi, quasi radicale, ma era basata su un preciso ragionamento. Un sistema pensato per connettere tutto e tutti non poteva avere un padrone. Se qualcuno avesse controllato le chiavi, il web non sarebbe mai diventato quello che è.
Questa apertura produsse effetti immediati. Gli sviluppatori di tutto il mondo iniziarono a costruire browser, siti, e altri strumenti. I server log del computer di Berners-Lee a Ginevra raccontano bene questa storia. Cento accessi al giorno nel 1991, diecimila nel 1993. L'anno dopo, per evitare che qualcuno si appropriasse degli standard tecnici, Berners-Lee fondò il W3C, il World Wide Web Consortium. Un organismo neutro con l’obiettivo preciso di tenere il web aperto e accessibile a tutti.