Un telecomando, batterie esauste, uno spazzolino, lampadine fulminate, ricambi auto. La lista sarebbe infinita ma quel che è certo è che tutti noi siamo continuamente alle prese con questa spazzatura che nella migliore delle ipotesi finisce accumulata in qualche cassetto e, nella peggiore, gettata nella spazzatura insieme ai rifiuti non riciclabili. Eppure sulla maggior parte delle confezioni c’è quel simbolino con le frecce che si inseguono e che sta a significare che il materiale che stiamo maneggiando è riciclabile. Ma dove? E come? Almeno negli Stati Uniti praticamente da nessuna parte ed è proprio a partire da questa mancanza di servizio pubblico che Ryan Metzgers ha creato un florido business, con centinaia di sedi e dipendenti, che si occupa di ritirare a domicilio quelli che lui chiama i rifiuti “zombie” e si occupa di consegnarli alle aziende che lavorano a partire da materiali di scarto.
A dirla tutta l’idea fu di suo figlio che quando aveva sei anni chiese al padre dove smaltire alcune cose e pensò, una volta individuato il luogo corretto dove portarle, di coinvolgere anche i vicini di casa. Chi avrebbe mai pensato che la domanda di un bambino di 6 anni avrebbe portato alla nascita della florida impresa Ridwell?
Affidarsi al servizio pubblico, negli Stati Uniti, è davvero molto complicato nel settore del riciclo. Le ragioni sono molteplici, ma la più interessante è la recente decisione della Cina di smettere di accettare i container di rifiuti statunitensi. Per almeno trent’anni e fino al 2018 circa il 60% della spazzatura statunitense finiva in Cina - che al tempo era alla disperata ricerca di materie prime – non solo senza costi ma addirittura con un certo guadagno per gli USA. Quando la Cina decise di mettere fine a questa dinamica, gli Stati Uniti avevano ormai cessato di investire in tecnologia e know-how in tema di differenziazione e riciclo e avevano dismesso molti impianti. Il risultato è stata una disastrosa crisi dei rifiuti e la necessità di rimettere a bilancio costi che da tempo non erano stati più considerati perché esternalizzati verso l’estero.