Per Diane Button tutto è cominciato con la morte del nonno. La cosa che la colpiva era che mentre il corpo stava cedendo, quell'uomo passava le sue ultime giornate a scherzare con la famiglia, e quando dopo morì tra le sue braccia aveva un grande sorriso sul volto. Quella scena l'ha segnata a tal punto da spingerla a passare i decenni successivi a capire come avesse fatto a morire così sereno.
La risposta è arrivata anni dopo, lavorando accanto a chi muore. Quando le persone si avvicinano alla fine, le preoccupazioni per le tasse, la politica, le mille cose da fare perdono peso e spariscono. Quello che resta è il bisogno di stare con le persone care. Sapere di essere amati e riuscire a dirlo. Il mondo si restringe fino a contenere pochissime cose, e proprio per questo quelle poche si vedono con una chiarezza nuova.
L'autrice chiama i suoi pazienti wisdom keepers, custodi di saggezza. Sono uomini e donne che, proprio perché hanno poco tempo, vedono quello che a noi sfugge. Quando si è vicini alla morte cadono le aspettative, le liste, i progetti a cui pensiamo tutto il giorno, e quello che rimane è l'essenziale.
Questa chiarezza però non è un privilegio riservato a chi sta morendo. È il risultato di una sottrazione che possiamo iniziare a fare anche noi adesso. Le nostre scadenze, certo, restano lì e continuano a pesare. Ma possiamo almeno accorgerci di quanto spazio si prendono. Prova per esempio a guardare la giornata che hai davanti e a separare le cose che conterebbero ancora se ti restasse poco tempo da quelle che stai facendo solo perché sono finite in una lista.