Il corpo tiene sotto controllo in modo autonomo molti parametri. Per esempio, quando sei disidratato, i reni se ne accorgono, trattengono liquidi e ti fanno venire sete. Se bevi più del necessario, la sete sparisce e l'eccesso d'acqua viene espulso con l'urina. Questo meccanismo si chiama feedback negativo. Quando un valore si allontana dal suo equilibrio, l'organismo attiva una correzione che lo riporta indietro.
Secondo Jenkinson il grasso corporeo segue la stessa logica. Il grasso è il deposito in cui il corpo tiene l'energia di scorta. Questa energia arriva con il cibo, e quanto ne mangiamo dipende in buona parte dall'appetito. Poi viene consumata dal metabolismo, cioè da tutto quello che il corpo fa per restare in vita e per muoversi. Quando le riserve calano, il cervello aumenta la fame e rallenta i consumi. Quando invece crescono, fa l'opposto. Il livello che il corpo cerca di mantenere si chiama set point, cioè peso di riferimento.
Di solito si pensa al peso come a un conto di calorie. Se ne mangi più di quante ne consumi, ingrassi. Se ne mangi meno, dimagrisci. Il conto è giusto, ma il corpo può cambiarne da solo i parametri. Per questo, quando si riducono le porzioni, si ha più fame e il metabolismo rallenta in modo da bruciare meno energia. Da questa lettura si evince come il sovrappeso sia la risposta di un corpo che si sente in pericolo, perché qualcosa nell'ambiente gli segnala che il cibo potrebbe scarseggiare. Per far scendere il peso in modo stabile bisogna quindi individuare e modificare quei segnali, prima ancora delle quantità.