Argomenti che sembrano validi (ma non lo sono)
Riconoscere e difendersi dalle fallacie logiche
11min
Riconoscere e difendersi dalle fallacie logiche
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Episodi di Allena il tuo pensiero critico
Nelle puntate precedenti hai imparato come funziona il tuo cervello e quali bias ti portano a fare valutazioni distorte. Oggi passiamo a qualcosa di diverso ma strettamente collegato: le fallacie logiche. Si tratta di argomenti che in superficie sembrano ragionevoli, persino convincenti. Ma che se li guardi con attenzione, ti accorgi che la struttura del ragionamento non regge. Il problema però è che di solito non lo facciamo. E così li ascoltiamo, ci convincono, e andiamo avanti. Ecco, imparare a riconoscere le fallacie logiche è una delle abilità più concrete e spendibili che puoi sviluppare.
Prima di entrare nei casi specifici però vale la pena capire la differenza tra logica e retorica. La logica riguarda la struttura di un argomento. Se le premesse sono vere e il ragionamento è valido, la conclusione deve essere vera. La retorica invece riguarda la persuasione, cioè il saper usare le parole, il tono, le emozioni e l'autorità per convincere qualcuno, indipendentemente dal fatto che l'argomento regga o meno. Le fallacie logiche vivono in questo spazio di mezzo. Hanno la forma di un ragionamento, ma mancano di sostanza.
Partiamo dalla prima fallacia. Si chiama ad hominem, che in latino significa contro la persona. In pratica, invece di rispondere a un argomento nel merito, si attacca chi lo sostiene. Per esempio: non puoi parlare di gestione del tempo, sei sempre in ritardo tu. Oppure: che ne sai di educazione, non hai neanche figli. In tutti questi casi, l'argomento viene scartato non perché sia debole, ma perché chi lo porta avanti viene dipinto come non credibile.
E qui sta il punto: la validità di un argomento non dipende da chi lo formula. Un ragionamento corretto è corretto indipendentemente da chi lo dice. Certo, sapere chi parla e quali interessi ha è un'informazione utile. Ma non sostituisce la valutazione nel merito. La versione più subdola di questa fallacia è molto comune. Ovvio che la pensa così, è pagato da quell'azienda. E magari un conflitto di interessi c'è davvero. Ma questo non rende automaticamente falso quell'argomento. Nei dibattiti pubblici e online, questa fallacia è talmente frequente da essere quasi diventata la norma. Ti suona familiare?
La seconda si chiama strawman, o uomo di paglia. Funziona distorcendo la posizione dell'interlocutore in una versione più estrema, più assurda o più facile da smontare, e poi attaccando quella versione distorta invece dell'argomento originale. Ti faccio un esempio. Uno dice: vorrei che le aziende pagassero più tasse. E l'altro risponde: ah quindi sei contro il capitalismo e vuoi che lo stato controlli tutto! Ma nessuno ha mai detto nulla di simile.
In famiglia questa dinamica è frequentissima. Penso che dovremmo uscire meno la sera. Ah, quindi secondo te dobbiamo stare sempre chiusi in casa! Vedi, la versione esagerata è più facile da attaccare, ma non ha nulla a che fare con quanto è stato detto. Quando ti accorgi che la risposta dell'altra persona sembra rivolta a una posizione che non hai mai assunto, la mossa migliore è tornare con calma all'argomento originale e chiarire cosa intendevi dire davvero.
Passiamo alla terza: il falso dilemma. Questa fallacia presenta la situazione come se esistessero solo due opzioni possibili, quando in realtà le possibilità sono molte di più. O sei con noi o sei contro di noi. O accetti questo lavoro o non troverai mai niente di meglio. O supporti completamente questa riforma o vuoi che tutto rimanga com'è. Costruendo una scelta artificialmente binaria, si elimina tutta la complessità intermedia e si costringe l'altra persona a scegliere tra due estremi, spesso entrambi scomodi.
In politica questa fallacia è quasi onnipresente. Ma la realtà raramente è bianca o nera, giusto? La prossima volta che senti un argomento strutturato come A o B, chiediti se esistono davvero solo queste due possibilità. Di solito le alternative intermedie ci sono, e spesso sono le più ragionevoli, ma vengono ignorate proprio perché indebolirebbero l'argomento di chi vuole forzarti a scegliere.
La quarta si chiama pendio scivoloso. L'argomento sostiene che se si fa o si permette una cosa, questa inevitabilmente porterà a una serie di conseguenze sempre più gravi, fino a un esito catastrofico. Per esempio, se legalizziamo questa cosa, poi arriverà il caos. Se fai un'eccezione oggi, domani tutti chiederanno eccezioni e il sistema collasserà. Se salti l'allenamento oggi, poi lo salterai anche domani, e nel giro di un mese non farai più niente.
Il problema è che in questo tipo di argomento si dà per scontato che ogni passo porti automaticamente al successivo, senza mai dimostrarlo. Forse A porta davvero a B, che porta a C e che porta a Z. Ma forse anche no. Ogni passaggio della catena andrebbe dimostrato singolarmente. La domanda da farsi allora è: perché A dovrebbe portare necessariamente a B? Qual è il meccanismo concreto che lo causa? Se non c'è una risposta convincente, l'argomento non regge. Una catena di ipotesi infatti non diventa realtà solo perché la presenti come inevitabile.
La quinta si chiama appello all'autorità e usa il prestigio o la posizione di qualcuno per validare un argomento, sostituendo le prove con il nome. Ti sarà capitato di sentire frasi come: lo dice un premio Nobel, quindi è vero. Oppure: lo confermano i migliori esperti del settore. In linea di principio ha senso dare più peso a chi ha competenze specifiche. Ma l'autorevolezza da sola non è una prova. Anche le persone competenti possono sbagliare, specialmente fuori dal loro campo di specializzazione.
La pubblicità abusa sistematicamente di questa fallacia. Raccomandato da professionisti del settore. Quali? Quanti? In quale contesto? Clinicamente testato da chi, su quante persone, con quali risultati? L'autorità è un punto di partenza, non una conclusione. Vale sempre la pena chiedersi se l'esperto citato ha davvero competenze nel campo specifico di cui si sta parlando, e se ha interessi che potrebbero orientare la sua posizione.
C'è poi una sesta fallacia che vale la pena conoscere: il post hoc ergo propter hoc. Il nome è complicato, ma il concetto è semplice: significa dopo questo, quindi a causa di questo. In pratica, se A è avvenuto prima di B, si conclude che A ha causato B. Per esempio: ho iniziato a prendere quell'integratore e dopo due settimane stavo meglio, quindi è merito suo. Oppure: ho cambiato consulente e l'anno dopo i risultati sono migliorati, quindi è stato lui a fare la differenza. Ma è davvero così? Forse saresti migliorato comunque. Forse c'era un altro fattore in gioco. Il fatto che una cosa venga dopo un'altra non significa che sia stata causata da quella. Per dimostrare un rapporto di causa-effetto servono esperimenti controllati, non semplici osservazioni prima e dopo.
Bene, siamo arrivati alla fine di questa lezione ed ecco cosa ti porti a casa. Per smontare qualsiasi argomento dubbio, hai tre domande da farti. La prima riguarda le premesse: quali sono? E quelle premesse portano davvero a quella conclusione? Molti argomenti saltano dei passaggi dando per scontato ciò che invece andrebbe dimostrato. La seconda riguarda le alternative: ci sono spiegazioni oppure opzioni che non vengono considerate? La realtà è quasi sempre più complessa di come ci viene presentata. La terza riguarda le prove: ci sono prove concrete e verificabili, o solo nomi, emozioni e ripetizioni? Un argomento convincente non è necessariamente valido. E un argomento valido non è necessariamente convincente. Imparare a separare queste due cose è uno degli strumenti più utili che hai.
Proviamo ora a mettere tutto insieme con un esempio concreto. Immagina di leggere questo titolo su un sito di notizie: Un gruppo di esperti dimostra che questo integratore riduce il rischio di malattia del 40%. Cosa fai? Applichi le tre domande. La prima riguarda le premesse: chi sono questi esperti? Qual è il loro campo di specializzazione? Lo studio è stato pubblicato su una rivista scientifica peer-reviewed, o su un comunicato stampa dell'azienda che vende l'integratore? La conclusione segue davvero da queste premesse? La seconda riguarda le spiegazioni alternative: ce ne sono? Il 40% è una riduzione relativa o assoluta? Il gruppo di controllo era rappresentativo della popolazione generale? Ci sono altri fattori che potrebbero spiegare la differenza? La terza riguarda le prove: sono concrete e verificabili? Puoi trovare lo studio originale e leggerlo? Quante persone erano nel campione? Quanto durava lo studio? Una volta che inizi a farti queste domande in modo sistematico, ti accorgi di quante affermazioni, presentate come certezze, si reggono su basi molto più fragili di quanto sembri.
Bene, se sei pronto ad andare ancora più in profondità, non perderti la prossima puntata di Allena il Tuo Pensiero Critico, dove parleremo di numeri e statistiche. Scoprirai come i dati possono essere usati per raccontare storie molto diverse dalla realtà, e come imparare a leggerli senza farti ingannare. Alla prossima lezione!