Fake news e fonti affidabili
Come riconoscere, verificare e smettere di diffondere informazioni non vere
10min
Come riconoscere, verificare e smettere di diffondere informazioni non vere
10min
Episodi di Allena il tuo pensiero critico
Nella lezione precedente hai visto come applicare il pensiero critico nella vita quotidiana. Oggi ci concentriamo su uno dei temi più urgenti del momento. Vedremo infatti come orientarsi in un ecosistema informativo sempre più caotico, e come si fa a riconoscere i contenuti inaffidabili e sviluppare un metodo pratico per verificare le fonti.
Prima di tutto, però, dobbiamo capire perché la disinformazione funziona. E qui ti dico subito una cosa: non è perché le persone siano ingenue o poco istruite. La disinformazione funziona perché sfrutta esattamente i meccanismi che hai studiato in questo corso. Il bias di conferma, per esempio, ci porta a credere più facilmente alle informazioni che confermano quello che pensiamo già mentre l'effetto disponibilità ci fa sovrastimare la probabilità degli eventi che vengono resi vividi da titoli intensi e immagini forti. E le emozioni forti come indignazione, paura, ed entusiasmo, attivano il Sistema 1 e bypassano il Sistema 2. Un contenuto che ti fa sentire qualcosa con intensità ha molte più probabilità di essere creduto e condiviso rispetto a uno emotivamente neutro, a prescindere da quanto sia accurato.
A questo proposito c'è anche un dato di ricerca interessante. Uno studio pubblicato su Science nel 2018, basato su un'analisi di oltre 126.000 storie condivise su Twitter nell'arco di undici anni, ha mostrato che le notizie false si diffondono più velocemente, più in profondità e più ampiamente rispetto a quelle vere. E la ragione principale… siamo proprio noi esseri umani. Le notizie false infatti tendono a essere più nuove e più emotivamente intense e, come abbiamo visto, queste due caratteristiche le rendono più condivisibili.
A questo si aggiunge il funzionamento degli algoritmi delle piattaforme social che sono progettati per massimizzare il tempo che trascorri sulla piattaforma. Il risultato è che i contenuti più polarizzanti e sensazionali vengono sistematicamente amplificati perché il sistema premia automaticamente tutto quello che fa reagire di più.
Detto questo, ci sono alcuni segnali che ricorrono frequentemente nei contenuti inaffidabili. Titoli scritti per generare una reazione immediata, spesso con un tono di rivelazione urgente. Assenza di data visibile, o utilizzo di date vecchie presentate come notizie recenti. Assenza di un autore identificabile con credenziali verificabili nel campo di cui tratta. Un sito con un nome che imita testate conosciute con piccole variazioni. Mancanza di link a fonti originali. Nessuna traccia di correzioni pubblicate in caso di errori precedenti. Ognuno di questi elementi preso singolarmente può avere spiegazioni innocue. Ma la combinazione di due o più di questi elementi nello stesso contenuto è quasi sempre un campanello d'allarme che vale la pena verificare prima di procedere.
E poi c'è un segnale che spesso trascuriamo, ovvero la nostra stessa reazione emotiva. Se una notizia ti provoca indignazione forte, paura improvvisa o un insolito entusiasmo, quella stessa intensità è un motivo in più per rallentare e verificare. Non significa che tutto ciò che provoca emozioni sia falso. Anzi! Però tieni a mente che le emozioni forti riducono la valutazione critica, e sono esattamente le situazioni in cui il pensiero critico è più utile.
Ora, per verificare qualsiasi informazione esiste un metodo pratico chiamato SIFT, e sviluppato dal ricercatore Mike Caulfield. Si articola in quattro passi. Il primo è Stop, cioè fermarsi prima di credere o condividere. Questo gesto semplice, da solo, elimina una parte molto significativa degli errori. Il Sistema 1 infatti vuole che tu reagisca immediatamente. Il pensiero critico invece richiede un momento di pausa volontaria.
Il secondo passo è Investigate the source, cioè indagare la fonte, non il contenuto. Prima ancora di leggere l'articolo, chiediti chi lo ha pubblicato. Questa testata ha criteri editoriali trasparenti? Pubblica correzioni quando sbaglia? Bastano trenta secondi di ricerca per avere già un'idea chiara dell'affidabilità generale di una fonte.
Il terzo passo è Find better coverage, cioè cercare una copertura più ampia. Se un'informazione è vera e rilevante, quasi sempre viene riportata da più testate indipendenti. Se trovi solo una fonte che riporta quella notizia, specialmente se poco conosciuta, vale la pena porsi una domanda in più. E se fonti diverse la riportano con versioni divergenti, quella stessa discrepanza è un’informazione utile che segnala una complessità da approfondire.
Il quarto passo è Trace to the original, cioè risalire alla fonte originale. Moltissimi articoli citano uno studio recente o degli esperti senza fornire un riferimento preciso. Vai a cercare quella fonte primaria. Potresti così scoprire che lo studio dice qualcosa di molto più sfumato di come viene presentato nel titolo, o che l'esperto citato non ha le credenziali che sembrava avere. La fonte originale è quasi sempre più accurata e più utile di qualsiasi resoconto secondario.
Poi ci sono le immagini e i video, che spesso vengono usati fuori contesto. Pensa a una foto reale scattata anni prima, o in un paese diverso, presentata come documentazione di un evento recente o locale. La verifica inversa delle immagini è uno strumento semplice e molto efficace. Attraverso i principali motori di ricerca di immagini puoi caricare o incollare qualsiasi foto e vedere dove è apparsa in precedenza online e in quale contesto originale. Richiede meno di un minuto, e smonta immediatamente le manipolazioni visive più diffuse.
Un'ultima cosa che vale la pena capire sono le bolle informative. Nel tempo, gli algoritmi delle piattaforme costruiscono intorno a te un ecosistema sempre più personalizzato. Vedi sempre più contenuti simili a quelli con cui hai già interagito, e sempre meno contenuti che presentano prospettive diverse. Il risultato, documentato da più ricercatori, è che persone diverse che usano le stesse piattaforme possono vivere in versioni della realtà molto distanti tra loro, con poca sovrapposizione nelle notizie che vedono. Seguire deliberatamente alcune fonti con prospettive differenti dalle proprie permette di capire meglio il quadro completo.
E se ti accorgi di aver condiviso qualcosa che poi si è rivelato essere inesatto, correggilo pubblicamente, torna sul contenuto condiviso, spiega l'errore e condividi la correzione con la stessa visibilità del contenuto originale.
Vale la pena aggiungere anche una nota specifica sul contenuto generato con l'intelligenza artificiale, che sta diventando sempre più difficile da distinguere dai contenuti reali. Immagini, audio e video sintetici possono oggi riprodurre in modo molto convincente persone reali che dicono o fanno cose che non hanno mai detto o fatto. Per capire se un contenuto è reale o generato prova per esempio a controllare il numero delle dita di mani e piedi, oppure se ci sono riflessi incoerenti negli occhi, o ancora transizioni innaturali tra i capelli e lo sfondo e movimenti delle labbra che non corrispondono perfettamente all'audio. La regola più efficace, però, rimane quella che abbiamo già visto per le notizie: se un contenuto sembra fuori dal comune, verifica la fonte prima di condividerlo. Un video di un personaggio pubblico che dice qualcosa di insolito merita sempre una ricerca sulla fonte originale prima di essere trattato come autentico.
Prima di chiudere, una riflessione su ciò che condividi online. Ogni volta che condividi un contenuto, stai implicitamente sostenendo che vale la pena che altri lo leggano o lo vedano. In un ecosistema in cui la velocità di diffusione è enorme, questo ha un peso reale. Un contenuto inaccurato condiviso in buona fede da molte persone può raggiungere un pubblico vastissimo in poche ore, prima che qualsiasi smentita abbia la possibilità di circolare. Uno studio del MIT pubblicato su Science ha documentato che le notizie false si diffondono fino a sei volte più velocemente di quelle vere, e che le smentite faticano enormemente a raggiungere lo stesso pubblico. Questo non significa che non valga la pena correggere gli errori ma sottolinea l’importanza di non condividere notizie che non sono state prima verificate.
Bene, ecco cosa ti porti a casa da questa lezione. La disinformazione funziona perché sfrutta i bias e le emozioni che già conosci. I segnali da riconoscere nelle fonti inaffidabili sono il tono urgente, l’assenza di autore, nessun link alle fonti originali, nessuna storia di correzioni. E poi c’è il metodo SIFT che in quattro passi ti permette di verificare qualsiasi informazione, la verifica inversa per immagini e video, sempre più utile in un'epoca di contenuti generati dall'intelligenza artificiale e, infine, la consapevolezza delle bolle informative e di quanto sia importante uscirne attivamente.
E ora, se sei pronto ad andare ancora più in profondità, non perderti la prossima lezione di Allena il tuo pensiero critico, dove vedremo come il pensiero critico si applica anche nelle relazioni per ascoltare davvero, affrontare un disaccordo senza trasformarlo in uno scontro, e usare le stesse abilità che hai già iniziato ad allenare per comunicare in modo più efficace.
Alla prossima lezione!