Cambiare opinione: crescita o debolezza?
Quando ha senso difendere le proprie idee e quando no
10min
Quando ha senso difendere le proprie idee e quando no
10min
Episodi di Allena il tuo pensiero critico
Oggi affrontiamo forse il tema più difficile di tutto questo percorso. Si tratta del cambiare opinione. Ma perché è così difficile farlo? Beh, tecnicamente non è complicato, anzi, ma va a toccare qualcosa che per noi vale molto e cioè la nostra identità e il modo in cui vediamo noi stessi e il mondo.
Nella nostra cultura cambiare idea viene spesso visto come un segno di debolezza. Chi cambia posizione viene accusato di essere incoerente, di cedere alla pressione, di non avere spina dorsale. Questa visione, però, è sbagliata. Cambiare opinione di fronte a nuove evidenze è un segno di intelligenza. Al contrario, intestardirsi su un'opinione solo per principio preso… beh questa è rigidità.
Uno degli economisti più influenti del Novecento, John Maynard Keynes, aveva una risposta pronta – poi diventata celebre – per chi lo accusava di contraddirsi. Diceva “ Quando le mie informazioni cambiano, modifico le mie conclusioni. E tu?” Questa battuta è diventata famosa perché pone l’accento sul fatto che rimanere coerenti con le proprie posizioni non è una virtù se si riconosce che quelle posizioni erano sbagliate. La coerenza con i valori fondamentali è importante, sì. Ma la coerenza con fatti verificabili che si sono rivelati errati è solo ostinazione.
Ma come si fa a riconoscere quando sei tu ad avere torto o quando è giusto essere coerenti? Ci sono quattro segnali abbastanza affidabili per capirlo. Il primo è che ti stai trovando a razionalizzare invece di ragionare. Ragionare significa partire dai dati e arrivare a una conclusione. Razionalizzare invece significa partire dalla conclusione e cercare argomenti che la supportino. Se noti che stai costruendo un castello di spiegazioni sempre più elaborate per difendere una posizione, beh, quasi sempre è un segnale che qualcosa non va.
Il secondo segnale è che stai usando argomenti emotivi invece di prove. Se per esempio ti fa arrabbiare che qualcuno non sia d'accordo con te o ti senti attaccato personalmente quando la tua posizione viene criticata può significare che la tua opinione si è fusa con la tua identità, e che vivi quella critica all'opinione come una critica alla tua persona.
Il terzo segnale è che non riesci a spiegare in modo ragionevole la posizione opposta alla tua. Se non sei in grado di descrivere l'argomento contrario nella sua forma migliore, probabilmente non lo hai capito davvero. E se non lo hai capito, non puoi davvero sapere se la tua posizione è più solida. Il quarto segnale è che eviti attivamente le informazioni che potrebbero contraddirti. Selezioni le fonti, cambi canale, smetti di leggere quando il contenuto non conferma quello che pensi. Ti ricorda qualcosa questa dinamica? Eh sì, è proprio lui: è il bias di conferma, di cui abbiamo già parlato, qui nella sua forma più acuta.
C'è poi una distinzione importante da fare. Cambiare idea perché hai visto prove nuove è una cosa. Cambiare idea perché subisci pressione sociale è un'altra. Lo psicologo Adam Grant chiama la prima ripensare e la seconda cedere. Ripensare significa aggiornare le proprie convinzioni sulla base di ragionamento e prove. È frutto del pensiero critico. Cedere invece significa abbandonarle per motivi sociali e sfocia nel conformismo.
La domanda che ti permette di sciogliere questo nodo è: cosa mi sta facendo cambiare idea? Se la risposta è che hai visto un dato che non conoscevi, un argomento che non avevi considerato, o una prospettiva che ti fa apparire qualcosa diverso, allora stai crescendo. Se invece la risposta è che ti senti in imbarazzo, che tutti la pensano diversamente, o che non vuoi sembrare quello strano, beh, stai cedendo alla pressione.
Cambiare idea, però, può rafforzare o danneggiare una relazione e dipende dal modo in cui si fa. Il modo sbagliato è farlo in silenzio, senza riconoscere il cambiamento, sperando che nessuno lo noti. O peggio, attribuirlo al fatto che ti avevano sempre convinto ma ci hai messo un po' ad ammetterlo. Il modo giusto invece è essere espliciti. Questa trasparenza non indebolisce la tua credibilità ma la rafforza perché dimostra che sei qualcuno con cui vale la pena discutere, perché la discussione può cambiare qualcosa.
C'è poi una cosa da evitare assolutamente, quando è l'altro a cambiare idea e a darti ragione. Non dire te l'avevo detto. Come abbiamo visto nella lezione sulle relazioni, quella frase può vanificare tutto lo sforzo che l'altro ha fatto nell'ammettere di essersi sbagliato. La risposta più intelligente è accogliere il cambiamento senza sottolinearne il costo.
Ora vediamo uno degli aspetti più difficili del cambiare idea e cioè le credenze legate all'identità. Non parliamo di opinioni su fatti verificabili, ma di convinzioni che sentiamo come parte di chi siamo. La politologa Lilliana Mason ha documentato come in molte società le affiliazioni politiche siano diventate identità tribali più che posizioni su temi specifici. E quando è così, non è più una questione di essere d'accordo o in disaccordo su qualcosa. Il punto diventa chi sei e a quale gruppo appartieni.
Il modo più efficace per affrontare questo problema è definire la propria identità sui valori invece che sulle posizioni. Definirsi come uno che vuole arrivare alla verità è un'identità molto più stabile e utile rispetto al definirsi come uno che la pensa in un certo modo su un tema specifico. La prima può sopravvivere al cambiamento di opinione. La seconda lo rende impossibile.
Ci sono tre esperimenti pratici che possono aiutarti a valutare le tue posizioni con più onestà. Il primo si chiama steel man, ed è l'opposto dello straw man, te lo ricordi? Lo abbiamo visto nella lezione sulle fallacie logiche. Funziona così: invece di costruire la versione più debole dell'argomento contrario per demolirla facilmente, cerca di costruire la versione più forte. Prova a chiederti: qual è il miglior argomento possibile contro la mia posizione? Se non riesci a rispondere in modo convincente, non sei ancora pronto a difenderla, questa tua posizione.
Il secondo esperimento è il test dell'outsider. Chiediti: “come valuterebbe questa situazione qualcuno che non ha nessun interesse personale nel risultato?” Qualcuno che non sa di chi sei amico, a quale partito voti, in quale azienda lavori? Questa prospettiva esterna permette di trovare angolature che la vicinanza emotiva nasconde. Il terzo è il test del tempo. Come valuteresti questa tua posizione tra cinque anni? Se guardi indietro tra dieci anni, saresti orgoglioso di come hai ragionato su questo argomento, o ti sembrerebbe una posizione rigida o difensiva?
Non sempre però cambiare idea è la scelta giusta. Se le prove non sono cambiate, se gli argomenti contrari sono deboli, se ci sono valori fondamentali in gioco, restare sulla propria posizione rivela la tua integrità. La differenza tra i due atteggiamenti è sempre il processo. La testardaggine rifiuta di esaminare le prove. L'integrità le esamina e poi decide di non cambiare.
Infine, c'è un ultimo aspetto che vale la pena considerare, e cioè cambiare idea su se stessi. Molte delle nostre credenze più limitanti riguardano proprio quello che pensiamo di essere capaci – o non capaci – di fare. Per esempio, non sono bravo con i numeri. Non sono una persona creativa. Sono sempre stato così. Queste affermazioni vengono trattate come fatti immutabili, quando in realtà sono opinioni formatesi spesso in un periodo lontano, sulla base di esperienze parziali o di giudizi di persone che avevano interesse a classificarci. La psicologa Carol Dweck ha documentato in modo sistematico come la mentalità di crescita, ovvero la convinzione che le capacità non siano fisse ma possano essere sviluppate, sia in grado di portare a risultati sistematicamente migliori rispetto alla mentalità fissa. Applicare il pensiero critico a se stessi significa quindi chiedersi anche questo: su quali prove si basa questa convinzione su di me?
Bene, ecco allora cosa ti porti a casa oggi. Cambiare opinione di fronte a nuove prove è un segno di intelligenza, non di debolezza. I quattro segnali che forse stai avendo torto sono razionalizzare invece di ragionare, usare argomenti emotivi invece di prove, non saper spiegare la posizione opposta alla tua nella sua forma migliore, ed evitare informazioni contrarie. È importante saper distinguere il cambiamento basato su prove dal cedimento dovuto alla pressione sociale. Quando cambi idea, sii esplicito sul perché. Pratica lo steel man invece dello straw man. Definisci la tua identità sui valori, non sulle posizioni. E ricorda: la vera coerenza non è difendere ciò che hai sempre pensato, ma rimanere fedele al principio di voler capire come stanno davvero le cose.
Nella prossima lezione di Allena il tuo pensiero critico, vedremo come tutto ciò che hai imparato in questo corso può diventare uno stile di vita duraturo, un modo di stare nel mondo ogni giorno.
Alla prossima lezione!