Il corpo sa prima di te come ti senti
Come vivere le emozioni in modo più consapevole
8min
Come vivere le emozioni in modo più consapevole
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Episodi di Oltre le parole
Si parla tanto di emozioni, tristezza, felicità, rabbia, disprezzo, disgusto, paura, sorpresa, eccetera. Potremmo continuare con la lista, ma sappiamo cosa sono davvero? Sappiamo sempre definire con precisione come ci sentiamo? Riusciamo a individuare come le emozioni influenzano il nostro corpo e agisce su esso provocando reazioni più o meno specifiche? Non credo, ma tranquilli perché è del tutto normale. La consapevolezza emotiva in realtà è una strada molto lunga e tortuosa. Spesso però, proprio il corpo rappresenta la prima via d'accesso al mondo delle nostre emozioni. Nella lezione precedente abbiamo scoperto come la voce traduce le emozioni in suono. Oggi invece faremo un passo ancora più profondo. Andremo dentro il corpo per capire come le emozioni prendono forma fisica, come si manifestano nei muscoli, nel respiro, nella temperatura, nel battito e come, riconoscendole, possiamo imparare a regolare e comprendere meglio noi stessi. Quindi, per iniziare, cosa sono davvero le emozioni? Spesso pensiamo alle emozioni come a qualcosa di mentale astratto e ognuno più o meno se le rappresenta o le immagina a modo suo. Chi come colori diversi, chi come espressioni sul volto, chi come immagini o esperienze significative.
Le emozioni sono in termini scientifici delle reazioni complesse e multidimensionali che coinvolgono aspetti psicologici, cognitivi e comportamentali. E queste sono innescate da stimoli interni o esterni. Le emozioni sono processi automatici che ci informano su cambiamenti dell'ambiente, influenzano il nostro comportamento e sono fondamentali per l'adattamento e la sopravvivenza. Quando proviamo paura, il cuore accelera, si suda freddo, i muscoli si tendono, il respiro diventa rapido. Quando proviamo gioia, invece, si attiva una zona del cervello che rilascia dopamina e ossitocina, il viso si apre, gli occhi si illuminano, ci illuminiamo un po' tutti. Quando invece proviamo rabbia, la temperatura corporea aumenta, la tensione muscolare arriva fino al limite e la pressione sanguigna pure. Il corpo è quindi proprio un radar. Uno dei concetti più affascinanti delle neuroscienze moderne è l'interocezione, ovvero la capacità del cervello di percepire e interpretare i segnali interni del nostro corpo. In poche parole, lo stato corporeo istante dopo istante.
Il ricercatore Bud Craig ha mostrato come il nostro cervello rileva continuamente informazioni dal cuore, dai polmoni, dall'intestino, dai muscoli, ed è proprio da queste informazioni che nasce anche in parte la percezione emotiva. Chi ad esempio ha una buona consapevolezza interocettiva riesce a riconoscere più facilmente cosa prova e regolarlo meglio. Chi invece è disconnesso dal proprio corpo tende a sentirsi sovraccarico o vuoto e senza riuscire a nominare ciò che sente molto spesso. È un po' come avere un cruscotto pieno di spie e non saper leggere cosa significano. Il corpo ci segnala qualcosa ma la mente non lo traduce. Le emozioni rappresentano comunque delle vere e proprie mappe nel nostro corpo. Nel 2014 un gruppo di ricercatori dell'Università di Aalto in Finlandia chiese a centinaia di persone di colorare su una sagoma umana le zone del corpo in cui si sentivano le diverse emozioni. I risultati furono sorprendenti. La rabbia accendeva petto e braccio, la paura si concentrava nel torace e nelle gambe, la gioia illuminava tutto il corpo nell'insieme, la tristezza svuotava mani, gambe, eccetera, e la vergogna si localizzava sul viso. In pratica quindi le emozioni hanno una topografia corporea universale condivisa in gran parte delle culture. Le emozioni non vivono solo nella mente ma si incarnano nel corpo e questo è il modo. È proprio anche per questo che risulta essere molto utile che vi immaginate il corpo come il primo teatro delle emozioni.
Le emozioni non vivono solo dentro di noi, si trasmettono, è proprio questione di contagio corporeo e relazioni. Immaginate, quando siete accanto a qualcuno che è nervoso sentite anche voi un’irrequietezza sottile, quando invece parlate con una persona estremamente calma e tranquilla, che parla piano, il vostro corpo in automatico si rilassa e anche voi, nella maggior parte dei casi, tenderete a parlare più piano. Questo avviene grazie a quei famosissimi neuroni specchio di cui vi accennavo nella scorsa lezione ed è anche una questione di neural coupling. Questi neuroni specchio sono stati scoperti in Italia dal gruppo di Giacomo Rizzolatti a Parma e sono cellule che rappresentano la base neurologica dell'empatia. In pratica il nostro corpo risuona con quello dell'altro. In una riunione tesa, ad esempio, basta una persona che parla con voce stabile e corpo aperto per abbassare il livello di stress collettivo. In una relazione, uno sguardo dolce e un respiro lento possano cambiare l'atmosfera di un'intera conversazione rabbiosa. Il modo in cui il nostro corpo reagisce è potenzialmente contagioso, nel bene o nel male. Quando però non impariamo ad ascoltare e dar voce e sfogo alle nostre emozioni, il corpo trova altri modi per farle uscire.
Avete presente, no? Le emozioni represse, la somatizzazione, quella roba là. Quante volte, diciamo, mi sento un peso sullo stomaco o la gola chiusa, mi viene mal di testa ogni volta che mi arrabbio? Non sono solo modi di ire. Se un'emozione non trova vie mentali o relazionali per essere espressa, si manifesterà in base alla sua intensità e in base all'esperienza attraverso il corpo sotto forma di sintomo. Tra l'altro la repressione emotiva cronica può attivare pattern di tensione muscolare e modificare persino il vostro sistema immunitario. Quindi fate attenzione! In altre parole, ciò che non riesce a essere sentito, pensato o detto, il corpo lo mette in scena. Un esempio tipico è l'ansia che diventa cefalee, pressione sul petto, respiro corto o ancora la tristezza che si trasforma in stanchezza cronica o senso di vuoto, o la rabbia che può causare addirittura gastriti o forti crampi. Per questo, il primo passo per stare bene non è controllare le emozioni, ma riconoscerle, accoglierle e tradurre in linguaggio. E ti ricordo che solo ciò che viene espresso può trasformarsi. Il corpo è una vera e propria bussola emotiva, quindi riconoscere i segnali corporei delle emozioni è come imparare una lingua nuova. Quindi non ti preoccupare se ci metti un po' più di tempo.
Daniel Siegel, psichiatra e autore di Mindsight, parla di integrazione mente-corpo come chiave della salute emotiva. Più siamo capaci di notare ciò che sentiamo fisicamente, più diventiamo in grado di scegliere come rispondere. E questo vale ogni ambito. Nel lavoro ci aiuta a gestire la tensione prima di una riunione, nelle relazioni a riconoscere i segnali del disagio prima che diventino rabbia o silenzio, e addirittura con noi stessi a distinguere la stanchezza dall'ansia e la paura dal desiderio. Il corpo quindi è la nostra bussola se impariamo a riconoscergli il giusto valore. Oggi abbiamo scoperto il favoloso e colorato mondo delle emozioni. Abbiamo visto che ogni emozione ha un volto, un ritmo e una temperatura e che riconoscerle nel corpo è il primo passo per viverle in modo più consapevole. Nella prossima lezione parleremo proprio di quando il corpo sembra dire una cosa e le parole un’altra. Entreremo nel tema delle microespressioni, dell'autenticità e della menzogna. Per capire cosa si può e non si può davvero leggere sul volto di una persona. Intanto ti propongo un esercizio.
Prova a definire come ti senti oggi con dieci parole o aggettivi. Ti avviso, sembra facile, sembra, ma tu provaci. Io sono Olga Armento, su Instagram mi trovi come Temperamente, e questo è Oltre le parole. A presto.