Non è cosa dici, ma come lo dici
Riconoscere la voce come strumento di autenticità e presenza
10min
Riconoscere la voce come strumento di autenticità e presenza
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Episodi di Oltre le parole
Ti è mai capitato di ricevere un messaggio vocale da qualcuno e subito, dopo pochi secondi, capire esattamente in che stato d'animo era? Ancora prima di ascoltare tutto ciò che diceva. La voce, in fondo, è un indicatore potentissimo. Ci rivela emozioni, intenzioni, perfino la verità che a volte le parole cercano di nascondere o dissimulare. Nella precedente lezione abbiamo esplorato come il corpo parli con gesti, posture e distanze. Oggi, invece, ci spostiamo su un territorio altrettanto affascinante e spesso sottovalutato, il linguaggio paraverbale. Scopriremo quindi come la voce trasmette emozioni e significati, come influenza la percezione che gli altri hanno di noi e perché il modo in cui diciamo qualcosa può contare più di ciò che diciamo. La voce è uno strumento emotivo e relazionale. È una delle funzioni più complesse e sottili del nostro organismo. È proprio un ponte tra il mondo interno e quello esterno, e le ricerche sul campo dimostrano che è anche il più affidabile dei segnali emotivi espressi. Vi spiego meglio. Ogni volta che parliamo, il suono che emettiamo porta con sé tracce del nostro stato fisiologico ed emotivo. Respiro, tensione muscolare, battito cardiaco, persino l'idratazione delle mucose influenzano il timbro e la vibrazione.
Lo psicologo svizzero Klaus Scherer, che ha studiato per decenni la voce e le emozioni, ha dimostrato infatti che ogni emozione ha una firma vocale tipica. Ad esempio, la rabbia tende a rendere la voce più forte e più acuta, la tristezza la abbassa e la rallenta, la gioia la rende più brillante e variabile, la paura invece la spezza la fa vibrare in modo del tutto irregolare. Queste variazioni avvengono involontariamente, chiaramente, perché sono generate da cambiamenti nel sistema nervoso autonomo, non c'entra niente la nostra volontà. La voce quindi è una finestra diretta su ciò che proviamo anche quando cerchiamo di nasconderlo. Il linguaggio paraverbale possiamo dire che va veramente oltre le parole. Quando parliamo di comunicazione paraverbale ci riferiamo infatti a tutto ciò che accompagna le parole, ovvero il tono, il volume, il ritmo, la velocità, le pause, l'inflessione, addirittura la musicalità. Sono quindi gli elementi che danno praticamente vita al messaggio. Pensa quando dici va bene così, se lo pronunci con tono calmo e col sorriso comunica accettazione, se lo comunichi secco e veloce suona proprio come fastidio e se lo sussurri con esitazione può risuonare come resa. Le stesse parole, tre emozioni completamente diverse.
La prosodia, cioè la melodia della voce, è il modo in cui il cervello dà forma sonora all'emozione. È una competenza che impariamo molto presto, in realtà i neonati riconoscono il tono affettivo della madre prima ancora di capire le parole. Ecco perché quando ci rivolgiamo a qualcuno con voce calda e assicurante attiviamo nel suo cervello i circuiti di sicurezza e connessione. In altre parole, la voce calma, calma davvero. In psicologia della comunicazione non esiste un tono di voce ideale, se ve lo state chiedendo. Esiste il tono giusto nel contesto giusto, cioè il tono coerente con il messaggio e con la relazione. Vi faccio un esempio lavorativo. Immaginiamo un manager che durante una riunione difficile usa un tono pacato ma fermo, con un volume sostenuto e un ritmo incalzante. Questo trasmette autorevolezza e controllo, sicuramente non ci annoierebbe. Se invece usasse un tono monotono e piatto, con un volume pure basso, anche un messaggio positivo potrebbe risultare spento ambiguo. Sicuramente risulterebbe terribilmente noioso. Viceversa, un tono eccessivamente alto e rapido può trasmettere ansia, aggressività, iperattivazione e addirittura fretta, anche se le parole in sé sono neutre.
Nelle relazioni affettive, invece, la voce è spesso il primo veicolo della dinamica del rapporto. Che significa? Significa che quando il partner ci parla con voce più morbida o abbassa spontaneamente il volume, percepiamo tranquillità e sicurezza. Una voce invece che accelera, si irrigidisce o interrompe bruscamente, può invece riattivare in noi una qualche tensione. Pensiamo anche al baby talk. Avete presente quando vedete un bambino, un cucciolo di gatto o cane, o volete essere semplicemente dolciosi con partner? Ecco, non vi ritrovate a fare quella vocina acuta e tenerella per esprimere tutto il vostro amore? Potreste anche non dire parole sensate in quel momento, ma al messaggio emotivo arriverebbe tutto ugualmente. La voce quindi è anche un regolatore relazionale, calma o eccita, avvicina o allontana, a seconda di come la usiamo.
Il ritmo e le pause. Parliamo di questo adesso. Dove si nasconde la verità? Eh sì, parlare non è solo emettere suoni, ma gestire il tempo e il silenzio. Il ritmo del discorso è un segnale potente del nostro stato interno. Un ritmo rapido, con frasi che si sovrappongono, spesso indica ansia o un particolare entusiasmo. Un ritmo lento, con pause lunghe, può segnalare ad esempio riflessione o tristezza. Ma soprattutto, le pause sono un luogo in cui l'altro può entrare, ed è proprio lì che si crea lo spazio per la relazione. Ricordiamocelo. Nella vita quotidiana osserva come cambia il ritmo della tua voce a seconda della situazione. Quando racconti qualcosa di emozionante a un amico, il ritmo magari accelera. Quando consoli qualcuno, tende a rallentare. O ancora, durante una discussione, spesso le parole si accavallano, come se il corpo cercasse di difendersi con la velocità. Ecco, imparare a gestire le pause significa proprio allenare la presenza, saper restare, non solo riempire. Secondo gli studi di Susan Hughes e colleghi della Albright College, bastano pochi secondi di voce per formare un'impressione stabile su una persona. Sono proprio le micro variazioni che vanno a darci i segnali giusti. Dal solo tono possiamo percepire se qualcuno è dominante, gentile, ansioso o affidabile. Nel lavoro, ad esempio, un tono flessibile che si adatta al contesto aumenta la percezione di competenze e leadership. Nelle relazioni intime, una voce più bassa e modulata aumenta la sensazione di vicinanza e intimità.
La voce è quindi un indicatore di autenticità. Quando è congruente con il contenuto e con le emozioni, genera fiducia in noi. Quando è forzato e incongruente, crea confusione e dà una sensazione di totale inaffidabilità. Chiaramente non possiamo parlare di voce senza parlare di corpo. Il corpo parla attraverso il suono. Ogni volta che il respiro cambia, anche la voce cambia. Una tensione alle spalle o al diaframma si riflette immediatamente nel timbro e nel ritmo. Avete presente quella sensazione di nodo alla gola quando stiamo per dire qualcosa di difficile? C'abbiamo magari anche il piantarello in corpo? E questo è proprio il nostro corpo che segnala il conflitto tra ciò che proviamo, ciò che vorremmo dire e quanto tratteniamo. Oppure avete presente che la voce è troppo controllata, piatta, che usiamo quando vogliamo sembrare professionali, ma stiamo in realtà reprimendo l'ansia, tipo le telefonate di lavoro? Il corpo attraverso la voce lascia sempre e comunque una traccia e questo è importante da ricordare.
La voce è presenza. Mi spiego meglio. Anche oggi, nell'era digitale, dove comunichiamo sempre più spesso tramite audio, video, messaggi vocali, la voce rimane comunque il canale più umano e più emotivo. Ci basta sentire la voce di una persona cara per percepire sicurezza. Può addirittura compensare la distanza fisica e creare connessione vera e autentica. Imparare a conoscere la propria voce significa quindi imparare a conoscere anche un po' se stessi. Significa ascoltare da dove parte, dal petto o dalla gola. La senti trattenuta o libera? È veloce o respira? Ecco, in questa lezione abbiamo scoperto che la voce è un ponte tra mente e corpo di emozione. Che il linguaggio paraverbale non è un accessorio, ma il cuore stesso della comunicazione vera. E che modulare tono, ritmo e pause non significa recitare, ma imparare a essere più presenti e coerenti con ciò che sentiamo. Nella prossima lezione entreremo ancora più in profondità per capire come le emozioni si esprimono con il corpo, dove nascono, come si manifestano e perché a volte il corpo sa prima di noi cosa proviamo. Ecco però un esercizio molto semplice ma potente proprio rispetto a questo. Ogni tanto registra un breve messaggio vocale dove parli di te, spieghi chi sei, cosa fai nella vita e infine ciò che vuoi. Racconta poi in breve come è andata la tua giornata e descrivi con poche parole la relazione che più conta per te nella vita. Anche solo una nota vocale per te. Poi riascoltalo in nota. Come è il tono? Come è il ritmo? C'è coerenza tra ciò che dici e come lo dici? E' cambiato qualcosa tra i diversi passaggi o argomenti? Allenare l'ascolto della voce è come allenare la consapevolezza emotiva. Ci aiuta a capire cosa stiamo trasmettendo e come possiamo comunicare con più autenticità.
Io sono Olga Armento e questo è Oltre le parole. Nella prossima lezione parleremo di emozioni, di come il corpo le anticipa, le traduce e le racconta. Anche quando noi ancora non le abbiamo comprese.