Niente superpoteri, solo una mente aperta
Ritrova autenticità anche nella comunicazione digitale
8min
Ritrova autenticità anche nella comunicazione digitale
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Episodi di Oltre le parole
Quante volte durante una videochiamata hai avuto la sensazione che pur parlando con qualcuno ci fosse meno presenza? Come se mancasse qualcosa tra te e l'altro. Nella lezione precedente abbiamo visto come il corpo influenza le relazioni. Oggi ci spostiamo invece nel mondo digitale, un luogo dove il corpo c'è, ma non del tutto. Vedremo come cambia il linguaggio del corpo quando comunichiamo attraverso uno schermo, e perché la fatica da video è così diffusa, e come possiamo invece ritrovare almeno un po' di autenticità e connessione nel digitale. Veniamo immersi nella comunicazione virtuale, call, video, chat, messaggi vocali. Eppure anche quando siamo connessi, il corpo non scompare proprio del tutto, anche se spesso ci sembra così. Continuo a parlare però con canali diversi. Lo psicologo Erwin Goffman, già negli anni 60, parlava della presentazione del sé, come di una performance sociale. Noi costruiamo l'immagine di noi attraverso gesti, sguardi e distanza. Oggi questa performance avviene in uno spazio ridotto, lo schermo. Il nostro volto diventa il principale canale di comunicazione, ma perde profondità corporea. Postura, respiro, odore, micromovimenti, tutti elementi che nel faccia a faccia creano quella preziosissima empatia di cui abbiamo tanto parlato finora in tutto questo corso formato podcast.
E mo' parliamo di digitale. Per questo motivo, come spiega lo studioso Jeremy Bailenson della Stanford University, le videochiamate prolungate attivano una forma di stress chiamata Zoom fatigue. Il cervello riceve meno informazioni corporee e deve compensare, lavorando di più per decifrare il contesto. Che vuol dire Zoom fatigue? Non è solo stanchezza mentale, ma proprio sovraccarico corporeo. Cioè, secondo Bailenson, ci sono quattro motivi principali. Il primo è il contatto visivo prolungato su più cose allo stesso tempo, nel senso che guardare costantemente lo schermo stimola uno sguardo diretto continuo che il cervello interpreta come iperintimità o allerta. Come seconda cosa, autopercezione costante, cioè vedere continuamente la propria immagine, attiva l'autocontrollo e l'autocritica, come sembro, sto gesticolando troppo, eccetera. Terzo, limitazione dei movimenti. Prestare davanti alla webcam riduce notevolmente la naturale gestualità corporea. E poi, quattro, l'assenza di segnali relazionali. Il cervello deve indovinare emozioni e intenzioni con molti meno dati, quindi la fisicità viene a mancare e anche tanto altro. Questo chiaramente genera affaticamento e perdita di spontaneità. Nei contesti digitali, la voce diventa il principale vettore di emozione. Ma, come spiega lo psicologo Giuseppe Riva, il canale audio delle piattaforme riduce le sfumature sonore, micro-pareazioni che normalmente veicolano emozioni. L'empatia quindi si comprime. Per questo, durante una call, un tono di voce autentico e modulato vale più di mille slide perfette. Un sorriso, anche se non del tutto visibile, si sente. Le ricette di Michael Kraus, di Heli University, mostrano che in assenza di immagine, le persone diventano addirittura più capaci di riconoscere le emozioni solo ascoltando la voce. Nel lavoro ibrido, la comunicazione non verbale è cambiata radicalmente. Un manager che parla con postura rigida e sguardo distante trasmette freddezza, anche senza volerlo. Un collega che si muove un po', sorride e mantiene un tono caldo, trasmette invece vicinanza. L'energia di un team passa anche attraverso la videocamera, purché il corpo chiaramente rimanga vivo. Basta un cenno, una risata, un gesto di accoglienza, che fanno più di mille parole. Insomma, ci si deve sforzare un po' di più. E nelle riunioni online, il silenzio corporeo è molto pericoloso. Se nessuno annuisce, se le espressioni restano neutre, il cervello si disconnette.
Nei social media, invece, perché anche di questo dobbiamo parlare, il corpo si trasforma in vera e propria immagine. Sherry Turkle, nel suo libro Alone Together, descrive come la comunicazione digitale ci permetta di presentarci senza essere vulnerabili. Ma in realtà, ogni filtro, ogni posa, ogni foto perfetta riduce la spontaneità del nostro corpo reale. Non c'è nulla di sbagliato nel voler apparire al meglio. Il punto è che si finisce inevitabilmente con il confrontarsi con gli altri puntando al perfezionismo. La chiave è per rappresentare noi stessi online e rimanere autentici, mantenendo anche una base corporea autentica, tono, espressione, micro gesti, che restano coerenti con tutto ciò che è la nostra realtà offline. Bisogna ricostruire la presenza nel digitale. Il sociologo John Suler parla di online disinhibition effect. Online tendiamo a comportarci in modo più impulsivo o distaccato, proprio perché manca la fisicità dell'altro. Per contrastare questo effetto, serve quindi riportare il corpo nella connessione digitale. Ma come? Con piccoli accorgimenti. Ad esempio, respira prima di rispondere a un messaggio o accendere la videochiamata, senti il corpo mentre parli, anche se sei seduto, nota i piedi, respiro le mani, guarda la maggior parte del tempo nella camera, non su te stesso nello schermo, perché so che lo fai, e questo aiuta l'altro a percepire il contatto, gestisci l'ambiente intorno a te, quindi luce, postura, distanza, il contesto è sempre parte del messaggio.
Viviamo in un'epoca in cui la comunicazione è veramente veloce e la psicologia è ovunque. Sui social spopolano video che promettono di insegnarti a capire se qualcuno mente, guardandolo negli occhi o riconoscere chi ti ama in base ai gesti eccetera, non possiamo ridurre il linguaggio del corpo a se fa così allora pensa questo. La scienza ci dice che ogni comportamento acquista significato solo dentro un contesto e che l'essere umano è un sistema complesso, influenzato da cultura, storia, emozioni e ambiente. Come scrive Paul Ekman, il corpo è verità e maschera allo stesso tempo. Essere eclettici quindi è importantissimo perché significa accettare la complessità, significa saper tenere insieme il dato scientifico e l'intuizione, la misura e l'empatia. Molte persone mi chiedono come faccio a capire cosa pensa l'altro dal linguaggio del corpo e io rispondo sempre tu comincia da te, il linguaggio del corpo non serve a scoprire gli altri ma a sintonizzarti con loro, è un processo bidirezionale, osservare l'altro e contemporaneamente sentire cosa succede nel tuo corpo mentre l'osservi, questo vale anche nel digitale, se il corpo dell'altro si chiude come reagisce il tuo, se la voce dell'altro trema senti anche tu una certa tensione? Ecco avere una mente aperta allo stesso tempo devo specificare che non significa credere a tutto ma sapere che non tutto è già stato detto, significa muoversi tra i dati e l'esperienza tra ciò che possiamo misurare e ciò che possiamo solo sentire. Nel mondo della psicologia questo approccio eclettico è fondamentale, nessun modello spiega tutto ma ognuno illumina una parte del mosaico, le neuroscienze ci mostrano la fisiologia della comunicazione, la psicologia sociale ci racconta come i contesti influenzano i gesti e comportamenti, la psicologia clinica ci aiuta a capire perché a volte il corpo tace o gridiamo e l'arte, la filosofia, la letteratura ci ricordano che la comunicazione è prima di tutto un'esperienza umana. Chi studia il linguaggio del corpo non acquisisce superpoteri, non legge la mente, non smaschera i segreti, impara qualcosa di più utile, a stare con gli altri in modo più consapevole costruendo legami migliori. Abbiamo visto come anche nel mondo digitale il corpo resti il protagonista silenzioso della comunicazione e poi anche come i punti di vista ci salvano dall'errore e ci permettono di sfatare qualche falso mito sulla comunicazione e forse anche qualcuno che sentiremo in futuro. Con questa lezione si chiude il nostro viaggio oltre le parole, otto tappe per riscoprire che dietro ogni gesto, sguardo o silenzio il corpo racconta la verità delle nostre emozioni. Io sono Olga Armento, su Instagram mi trovi come Temperamente e questo è Oltre le parole, che il tuo corpo continui a parlarti e che tu possa ascoltarlo con gentilezza ogni giorno. Grazie!