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Paura di essere fragili
Trasforma la fragilità in una risorsa per trovare il tuo equilibrio
7min
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Trasforma la fragilità in una risorsa per trovare il tuo equilibrio
7min
Si chiama Kintsugi ed è quella meravigliosa arte orientale che sicuramente conoscerai, in cui un oggetto - un vaso, ad esempio - una volta perfetto, fatto di un unico pezzo, viene invece distrutto in tante parti e incollato con una colla dorata che lo rende, paradossalmente, più resistente di come lo poteva essere in origine.
Molto spesso l’essere fragili coincide con un volto che si scurisce, con una lacrima, con il dolore. Credo, invece, che la fragilità dell’essere umano risieda nel non navigare correttamente le emozioni: fragile non è colui che si commuove, ma colui - o colei - che a fronte di quel momento di tristezza non ha gli strumenti interni o esterni per modificare quello stato d’animo.
Si parla infatti troppo spesso di emozioni buone e cattive. Positive o negative. Ma la verità è che non esistono emozioni brutte ed emozioni buone: esistono solo emozioni utili o inutili. Anche la rabbia o la tristezza possono essere funzionali alla costruzione di qualcosa di buono, così come gioia e spensieratezza potrebbero anticipare l’insorgenza di una cattiva relazione o di una gestione emotiva superficiale e poco incline alla vulnerabilità, quale risorsa.
Un handicap, ad esempio, è automaticamente associato alla fragilità. Una persona che vive l’esperienza di un limite fisico sembra quasi che non possa per definizione essere forte, come se la forza fosse il contraltare della fragilità. A volte, poi, soprattutto in questo periodo storico, si eccede nel senso opposto: avere un handicap può voler dire automaticamente essere degli eroi del nostro tempo, degli insegnanti alla scuola della vita, dei campioni di qualsiasi disciplina, dallo sport al lavoro, dalla scuola al tempo libero.
Come persona con disabilità, il mio compito è quello di ricercare ciò che invece andrebbe sempre inseguito: l’equilibrio. Essere equidistanti da tutto permette di cogliere la verità, di assaporare il gusto vero dell’esistenza, senza mai fingere.
Equilibrio non significa solo mantenere le distanze, significa anche saper toccare - se e quando necessario - anche gli estremi, senza essere vincolati totalmente da essi. E’ come dire “è meglio essere timidi o estroversi?”. Nessuno dei due e tutti e due: l’ideale sarebbe essere sia timidi sia estroversi, sapendo scegliere come navigare tra un’emotività e l’altra, tra uno stato d’animo e l’altro, sapendo scegliere la ricetta giusta per il piatto giusto.
La puntata di oggi affronta però il tema della paura, perché - sì - a volte abbiamo paura di vederci fragili. Quando ci riconosciamo fragili molto spesso non ci piacciamo e scegliamo una delle due strade: restiamo nel nostro sconforto più profondo o ce ne andiamo prima che questo si palesi in tutta la sua forza. Fragile è chi resta intrappolato nello schema: la salute si misura con la scelta. Scelgo un momento di tristezza, non sono fragile. Scelgo di aver vissuto a sufficienza in quello stato d’animo e me ne vado, alzo la testa, prendo qualcosa di buono da quello stesso momento di tristezza, perché ho avuto il tempo per starci dentro e, da dentro, ho iniziato a cercare. Non sono stato fermo.
Fragile è essere immobili. Io sono così, sono sempre stato così e sarò sempre così. Si è sempre fatto così. Prendere o lasciare, io sono o bianco o nero. Eccola, la fragilità dell’essere. Diamo il benvenuto, per scacciare questo limite, alla bellezza del diventare. Diamoci sempre la possibilità di vedere noi stessi e il mondo in un’altra ottica e la fragilità si trasformerà in un attimo, in risorsa, in opportunità.
Avere paura della fragilità è come avere paura dell’aria che respiriamo. Siamo esseri vulnerabili e la vulnerabilità è lontana anni luce dalla debolezza, sebbene nel mondo in cui viviamo le due cugine si assomiglino moltissimo. In realtà essere vulnerabili significa solo una cosa: farsi colpire dalle cose che accadono nel nostro tempo.
Da quelle belle, di cui ormai a volte non ci sorprendiamo più, le diamo per scontate, a volte manco le vediamo anche se ci passano sotto il naso…
E da quelle brutte, che siccome sono sgradite, le allontaniamo prima possibile o, ancora peggio, non le viviamo neanche, mettendo la freccia ed entrando in corsia di sorpasso prima possibile, magari anche solo per non farci vedere in un momento di difficoltà.
La fragilità è come il silenzio, che scompare come apri bocca. Anche la fragilità può sparire, se apriamo le porte all’emozione successiva, quella risolutrice, portatrice di verità: essere fragili significa privarci dell’unica cosa che non si può fare mai, stare fermi. Il movimento è perenne e che ci piaccia o no, anche restando fisicamente immobili, noi cambiamo e ci muoviamo di continuo: il nostro sangue, il respiro, i neuroni, le cellule… tutto si muove sempre, continuamente, senza fermarsi mai. Chi si ferma è perduto? Beh, no, forse no, ma un po’ fragile, forse sì…